Recupero dopo protesi d’anca, Germania e Paesi Bassi a confronto

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Mettere a confronto due protocolli riabilitativi post intervento per artroplastica totale primaria di anca per capire qual è il più efficace: questo lo scopo di uno studio dell’Università di Groningen, nei Paesi Bassi, e dall’Ospedale Universitario Pius-Hospital del Campo Medico dell’Università di Oldenburg, in Germania.

I ricercatori vogliono, inoltre, valutare il costo associato a ognuna delle due tipologie di intervento. Prima di tutto vediamo quali sono le differenze principali tra i due Paesi. Nei Paesi Bassi c’è la tendenza a effettuare THA in regime di fast-track, il che consente al paziente di essere dimesso rapidamente… al contrario, in Germania si procede in modo più tradizionale e in media un ricovero dura dagli 8 ai 10 giorni.

Il sistema sanitario olandese non prevede però, per l’assicurazione base, un periodo riabilitativo post-intervento. Ciò significa che i pazienti che vogliano sottoporsi a riabilitazione devono pagarla di tasca propria, il che porta a una variabilità estremamente elevata.

In Germania, invece, un paziente ha diritto a 3 settimane di riabilitazione presso un centro specializzato, periodo durante il quale si lavora principalmente su stabilizzazione articolare e rinforzo muscolare, ma anche sull’acquisizione di competenze utili a vivere con qualche disabilità. Inoltre, vengono forniti consigli nutrizionali.

I soggetti in età lavorativa possono inoltre godere dell’opportunità di entrare in un programma aggiuntivo intensivo (IRENA/T-RENA) offerto dall’assicurazione pensionistica tedesca. Chi ha le caratteristiche idonee può infine ricevere ulteriori cure fino a 6 mesi dall’intervento. L’intento è di rendere il ritorno alla vita quotidiana, famigliare e lavorativa, il più agevole possibile.
Gli autori dello studio hanno quindi coinvolto pazienti di entrambi i Paesi, 62 a testa per la precisione.

Il confronto tra i due gruppi mette in evidenza un tasso di soddisfazione decisamente superiore rispetto al trattamento ricevuto dei tedeschi, con un 65,6% contro un 47,5%. Lo stesso si può dire per la funzionalità auto-riportata dai pazienti e per il test Five Times Sit-to-Stand (FTSST).
Data però la grande diversità di servizio tra i due Paesi, non stupisce che il metodo tedesco costi un 45% in più di quello olandese… numero che sale di altri 20 punti percentuali se si pensa ai pazienti che ancora lavorano.
Tuttavia, ampliando lo sguardo si vede che i pazienti tedeschi e olandesi lavorano lo stesso numero di ore, con costi di produttività simili: ciò riduce il disavanzo tra i due sistemi all’8%.

Si parla, però, di costi netti legati alla riabilitazione. Non ci sono stime, in questo studio, dei vantaggi a lungo termine che il sistema tedesco può portare ai pazienti operati… vantaggi che potrebbero ridurre spese sanitarie successive.
In ogni caso, nonostante la modalità tedesca sia più costosa, gli autori concludono che i Paesi Bassi potrebbero prendere alcuni suoi aspetti e introdurli nel proprio sistema, almeno quando si parla di soggetti in età lavorativa. Un recupero efficace dopo la THA supporta infatti il lavoro e la produttività.

(Lo studio: Wijnen, A., Seeber, G.H., Dietz, G. et al. Effectiveness of rehabilitation for working-age patients after a total hip arthroplasty: a comparison of usual care between the Netherlands and Germany. BMC Musculoskelet Disord 24, 525 (2023). https://doi.org/10.1186/s12891-023-06654-w)