Uno studio dell’Università di Sydney ha evidenziato che i fattori che influenzano il trasferimento di un paziente con lesione spinale presso una unità specialistica entro le 24 ore sono molti: l’ideale sarebbe che questi pazienti venissero portati subito in una struttura adeguata (Sharwood LN, Whyatt D, Vaikuntam BP, Cheng CL, Noonan VK, Joseph AP, Ball J, Stanford RE, Kok MR, Withers SR, Middleton JW. A geospatial examination of specialist care accessibility and impact on health outcomes for patients with acute traumatic spinal cord injury in New South Wales, Australia: a population record linkage study. BMC Health Serv Res. 2021 Apr 1;21(1):292. doi: 10.1186/s12913-021-06235-4. PMID: 33794879).
Questo perché ritardi nel trattamento specialistico, anche chirurgico, aumentano il rischio di complicanze.
Gli autori sono partiti da una ricerca precedente, condotta nel Nuovo Galles del Sud, che aveva evidenziato come solo il 57% dei pazienti con lesione spinale siano stati ammessi a una struttura adeguata: di questi, il 73% era stato trasferito entro le 24 ore.

L’idea era quindi di valutare che cosa comporti questa situazione, in termini di amministrazione pre-ospedaliera (ambulanze), di ammissioni in ospedale e di costi. Lo studio ha preso in considerazione le differenze geografiche all’interno del Nuovo Galles del Sud.
In tutto sono stati coinvolti 316 pazienti di età maggiore di 16 anni: di questi, il 53% è stato portato in una Unità Spinale, ma solo il 28,6% in prima istanza; gli altri sono stati condotti all’ospedale che rientrava nel raggio di 60 minuti di guida.
Questa, infatti, è la richiesta delle linee guida: non metterci più di 60 minuti prima di arrivare in ospedale con il paziente e mettere in atto le manovre di stabilizzazione.

I pazienti che non sono stati ammessi a una Unità Spinale erano per lo più “vecchi” o comunque con lesioni lievi.
I pazienti portati direttamente presso una Unità Spinale sono stati trattati prima e hanno avuto un minore rischio di sviluppare complicanze, come trombosi profonda venosa, infezioni urinarie e problemi di pressione.
Lo studio valuta anche i trasferimenti secondari, spesso effettuati in presenza di più lesioni traumatiche o lesioni complesse.

Stefania Somaré

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