Pubblicato il Report Annuale del Registro Italiano di Artroprotesi

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Il mese di novembre ha visto la pubblicazione del Report Annuale 2022 del Registro Italiano di Artroprotesi – RIAP, che presenta una novità importante rispetto alle versioni precedenti.
I dati non sono più forniti unicamente per l’anno preso in considerazione, ma per il periodo 2007-2021. In questo modo, il Report diventa cumulativo e più simile ai Registri di altri Paesi.

L’utilità di un Report cumulativo sta nella possibilità di semplificare il monitoraggio della sicurezza delle protesi impiantate e di facilitare l’individuazione di un caso specifico che abbia problemi con la protesi. In altre parole, è più funzionale.
Inoltre, consente di delineare la storia del Registro stesso, nato nel 2006 in collaborazione con il Ministero della Salute.

La partecipazione al Registro da parte delle diverse strutture che eseguono interventi di artroplastica è facoltativa, anche se ci sono Regioni che hanno vincolato il pagamento della prestazione all’inserimento di un dato intervento nel Registro stesso.
A oggi, la completeness è stata pari al 25%, una percentuale bassa che però raggiunge un 63,1% se si considerano solo le Regioni partecipanti.

L’adesione delle strutture ha visto un aumento graduale e costante nel tempo, partendo da 189 nel 2007 e arrivando a 263 nel 2021.
Nel documento si sottolinea, però, l’importanza di emanare decreti e norme a supporto della partecipazione delle varie realtà al Registro. D’altra parte, l’obiettivo è estendere il Registro a tutte le strutture operanti sul territorio italiano, perché solo così il flusso di dati fornito sarà completo e utile. Se si osservano i dati raccolti, questi sono passati dai 35.128 del 2007 ai 67.790 del 2021.

Anca, ginocchio e spalla

Nell’intervallo temporale preso in considerazione, gli interventi di sostituzione di anca registrati sono stati 352.843, nel 93,9% dei casi primari. Le sostituzioni totali (76,1% dei casi) prevalgono sulle parziali (23,9%), mentre le revisioni si attestano al 6,1%.
Nel 47% dei casi, la sostituzione totale è avvenuta in regime di urgenza, quindi a seguito di frattura o trauma ad alta energia, o da fragilità (10,9%).

Nelle sostituzioni parziali, invece, la frattura del femore è la causa primaria, responsabile del 95,1% dei casi. Interessante osservare anche quale sia la via di accesso più utilizzata: la postero laterale, almeno per le protesi totali. Causa principale per l’elezione all’intervento, l’artrosi primaria (87,6%).

Il Registro permette anche di osservare quali sono i dispositivi protesici utilizzati: ceramica-polietilene è l’accoppiamento scelto per la maggiore (55,5%), insieme agli steli non cementati (80,6%) e non modulari, intorno al 95%.

Quando al ginocchio (la seconda articolazione per frequenza di artroplastica), nel periodo di riferimento sono stati registrati 225.636 casi. Il 77% degli interventi primari ha applicato una protesi totale, il 33% una monocompartimentale.

Anche in questo caso, la causa principale per l’intervento è l’artrosi primaria (94,4%). La via di accesso è stata la pararotulea mediale. Nelle sostituzioni primarie si è usato soprattutto un piatto tibiale a menisco fisso (43,7%), nel 95,1% dei casi cementato.

Infine la spalla. Sono stati registrati 5.637 casi, nel 97,9% primari. Anche per la spalla, la sostituzione che va per la maggiore è quella totale (79,2%), con preferenza verso la protesi inversa, usata nell’84,7% degli interventi di elezione e nel 96,6% di quelli in urgenza. Quando si parla di spalla, infine, l’artrosi eccentrica (39,4%) e la frattura (34,1%) sono entrambe cause importanti. Questi dati permettono di fare delle valutazioni utili anche ai fini di programmazione sanitaria e di singola realtà ospedaliera.