Protesi di arto inferiore e sensibilità

1616

Le protesi convenzionali utilizzate per gli amputati di arto inferiore non sono progettate per restituire alla persona feedback di carattere sensoriale, restituzioni che sono essenziali per avere sicurezza del passo, decidere la velocità da utilizzare e sentirsi a proprio agio.
Immaginiamo di camminare senza poter sentire nulla di quanto avviene tra il piede e il suolo: sarebbe faticoso. Inoltre, la mancanza di questi segnali sensitivi porta alla sindrome dell’arto fantasma, che si associa molto spesso a dolore.

Un team europeo (Francesco Maria Petrini, Marko Bumbasirevic, Giacomo Valle, Vladimir Ilic, Pavle Mijović, Paul Čvančara, Federica Barberi, Natalija Katic, Dario Bortolotti, David Andreu, Knut Lechler, Aleksandar Lesic, Sanja Mazic, Bogdan Mijović, David Guiraud, Thomas Stieglitz, Asgeir Alexandersson, Silvestro Micera e Stanisa Raspopovic. Sensory feedback restoration in leg amputees improves walking speed, metabolic cost and phantom pain. Nature Medicine, volume 25, pgg 1356–1363) ha voluto mettere in evidenza quanto detto sopra con un studio specifico che ha coinvolto due amputati trans-femorali, i quali hanno utilizzato una neuro-protesi avanzata con sensori a livello della caviglia e del piede.

Perché il sistema potesse funzionare, ai partecipanti sono stati impiantati quattro elettrodi intraneurali a livello del nervo tibiale. I ricercatori hanno potuto constatare miglioramenti nella sicurezza della camminata e una diminuzione della fatica mentale nei soggetti coinvolti.
Inoltre, anche il dolore all’arto fantasma si è ridotto in entrambi i casi.

I risultati ottenuti permettono di pensare a studi allargati per comprendere ancora di più l’utilità di queste protesi sensoriali.

Lo studio sopra citato è stato coordinato dal professor Silvestro Micera dell’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dalla professoressa Stanisa Raspopovic dell’Istituto di Robotica e Sistemi Intelligenti dell’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia di Zurigo.

Stefania Somaré