Parkinson, utilità degli esercizi a domicilio

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Percorsi di minimo otto settimane, con almeno tre sessioni settimanali e una durata complessiva di almeno due ore settimanali dovrebbero sortire esiti motori positivi, migliorando la qualità di vita del paziente.

La malattia di Parkinson determina nel paziente una serie di sintomi motori che traggono giovamento da un percorso fisioterapico ben strutturato. Tuttavia, esistono fasi della vita di questi pazienti in cui seguire le sessioni fisioterapiche in presenza diventa difficile: per questo sono stati sviluppati dei programmi domiciliari.

La mancanza di movimento si traduce sempre, in questi pazienti, in un peggioramento non solo dei sintomi motori, ma anche di quelli non motori, come dimostrato da analisi successive ai lockdown per Covid-19 su questa popolazione: non solo chi ha contratto il virus, ma anche gli altri hanno visto un calo delle proprie funzioni.

Come spesso accade, non esiste un unico protocollo condiviso, sebbene vi siano indicazioni che training più intensi, magari che associano esercizi aerobici e di resistenza, diano esiti migliori nel rallentare la progressione di malattia. Questa revisione, condotta da un team cinese e pubblicata su BMC Geriatrics, si pone l’obiettivo di confermare o meno queste prime evidenze.

Caratteristiche degli studi inclusi nella revisione

Sono venti gli studi inclusi nella revisione, tutti randomizzati, per un totale di 1885 pazienti. Molte le differenze evidenziabili tra questi lavori. Le prime riguardano il tipo di esercizio domiciliare proposto: in cinque studi è aerobico, in quattro unisce esercizi sul passo e sull’equilibrio, uno si concentra su braccia e mano e i restanti dieci propongono una combinazione di esercizi aerobici, di forza e di equilibrio.

Simile, invece, la frequenza delle sessioni, mentre gli studi differiscono moltissimo per numero e durata delle sessioni proposte.
Per quanto riguarda la valutazione degli effetti del training, nella maggioranza dei casi i ricercatori hanno atteso che i pazienti fossero in fase ON (sedici studi), ovvero una-due ore dopo aver preso i farmaci, mentre negli altri che fossero in fase OFF, ovvero almeno dodici ore dopo l’assunzione della terapia.

Valutati nel complesso, gli studi permettono di evidenziare effetti, seppur lievi, sui sintomi motori, migliorando la qualità di vita di questi soggetti che riescono a camminare un po’ più veloce, migliorano l’equilibrio, e quindi cadono meno spesso, e riescono a usare meglio le mani. Certo, perché questi miglioramenti si concretizzano occorre che le sessioni domiciliari rispettino alcune caratteristiche.

Esercizi minimi per ottenere effetti positivi

Stando alle analisi effettuate dai ricercatori, per poter ottenere dei miglioramenti motori dal percorso riabilitativo domiciliare occorre che questo duri almeno otto settimane, con un numero di sessioni minimo di trenta. Meglio ancora, gli autori offrono indicazioni più precise: durata del percorso compresa tra otto e sedici settimane; frequenza minima settimanale di tre sessioni; durata settimanale dell’allenamento maggiore o uguale a due ore. Secondo gli autori queste sono caratteristiche dell’allenamento domiciliare che rispettano le evidenze attualmente a disposizione in letteratura e che, quindi, permettono di raggiungere esiti reali. Alternativamente, si rischia solo di perdere tempo e di farlo perdere ai pazienti.

(Lo studio: Yang Y, Fu X, Zhang H, Ouyang G, Lin SC. The effect of home-based exercise on motor symptoms, quality of life and functional performance in Parkinson’s disease: a systematic review and meta-analysis. BMC Geriatr. 2023 Dec 19;23(1):873. doi: 10.1186/s12877-023-04595-6. PMID: 38114897; PMCID: PMC10731835)