Parkinson e protesi di spalla, maggiore rischio di dislocazione

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In Italia vivono circa 400 mila persone colpite dal morbo di Parkinson, patologia che colpisce i nuclei caudato, putamen e pallido, responsabili tra l’altro del controllo del movimento. La malattia compare soprattutto tra i 58 e i 60 anni, ma circa un 5% dei pazienti sperimenta un esordio giovanile, tra i 21 e 40 anni. Esiste poi un 3% che vede giungere il Parkinson dopo gli 85 anni. Quando i pazienti iniziano a sperimentare i primi sintomi la patologia è già a un buon punto di sviluppo: il suo è infatti un esordio silente.

Per fortuna, nel tempo sono state messe a punto terapie capaci di rallentare la progressione di questa malattia neurodegenerativa e di dare ai pazienti una vita di qualità. Tra gli strumenti utilizzati, insieme a farmaci specifici, ci sono anche la riabilitazione, che deve essere continuativa, e l’attività sportiva. Molte le discipline suggerite, dalla danza alla pallavolo, dal salto a ostacoli al tennis, passando per nordic walking, nuoto, lezioni di aerobica e altro ancora.

Il consiglio è di sperimentare varie modalità dell’attività, perché spesso i pazienti affetti da Parkinson si bloccano proprio nel passare da una attività all’altra, perché ciò richiede un cambio di schema motorio e coordinazione. Data l’età media dei pazienti con Parkinson, non è raro poi che questi presentino artrosi alla spalla e necessitino, nel tempo, di una sostituzione totale di questa articolazione.

Uno studio statunitense ha sottolineato che in questi pazienti, però, il tasso di dislocazione dell’impianto a 90 giorni dall’intervento è 3 volte maggiore che in pazienti non parkinsoniani. Nello studio gli autori hanno estratto dati di pazienti sottoposti ad artroplastica di spalla dal database PearlDiver Mariner, relativo agli anni 2010-2018; hanno poi individuato i pazienti con Parkinson e li hanno associati a pazienti senza Parkinson ma simili per età, genere e comorbidità. In tutto un totale di 478 pazienti con Parkinson sono stati associati a 4.715 pazienti senza la patologia.

Una regressione multivariata ha permesso poi di arrivare all’esito già indicato. Lo studio ha però evidenziato, al contempo, che l’avere la malattia neurodegenerativa non incide in alcun modo sul rischio di sviluppare altre complicanze e tantomeno sulla durata a lungo termine dell’impianto: la sopravvivenza dell’impianto a 5 anni rilevata è stata infatti del 97.1%. Al momento non è chiara la ragione che porta i pazienti con Parkinson ad avere maggior rischio di sviluppare instabilità dell’impianto: questo sarà oggetto di futuri approfondimenti.

Lo studio fornisce importanti informazioni ai chirurghi ortopedici: sino a questo momento poco si sapeva degli esiti delle artroplastiche di spalla in soggetti affetti da questa patologia neuromuscolare. Ciò è molto importante anche perché, grazie agli avanzamenti raggiunti dalla medicina, sempre più spesso i pazienti con Parkinson potranno godere di una buona qualità di vita e praticare una vita attiva: si stima quindi che il numero di sostituzione di spalla in questa fascia di popolazione aumenterà nel tempo.

(Lo studio: Moore HG, et al. J Shoulder Elbow Surg. 2022;doi:10.1016/j.jse.2022.01.113)

Stefania Somaré