Legge sulla non autosufficienza, i consigli delle associazioni

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Al momento in Italia ci sarebbero circa 3,8 milioni di anziani non autosufficienti, corrispondenti al 81% di tutti i non autosufficienti del Paese. Si tratta di persone per lo più sostenute direttamente dalla famiglia, oppure affiancate da caregiver, e nella maggioranza dei casi vivono in case non adeguate alle loro esigenze di movimento e tantomeno non adeguabili.

Molti di questi vivono grazie a pensione e risparmi personali, oppure con il sostegno economico della rete famigliare e spesso non godono di alcun vantaggio di carattere sanitario: pochi sono infatti seguiti in un regime domiciliare. Questa la parte di cittadinanza al centro del prossimo disegno di legge delega che il Governo dovrebbe presentare al Parlamento per avviare la riforma sulla non autosufficienza.

Questo è quindi il momento che le tante organizzazioni che fanno parte del “Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza” portino al Governo l’articolata proposta che hanno elaborato perché la riforma sia all’altezza delle reali necessità degli anziani. Cinque i messaggi alla base della proposta: superare la frammentazione delle misure e dei servizi; dare risposte diverse ai diversi bisogni; puntare a percorsi di assistenza semplici e unitari; conseguire la tutela pubblica della non autosufficienza; produrre una riforma ambiziosa.

Punto di partenza è l’istituzione di un Sistema Nazionale di Assistenza che, collaborando a stretto giro con Stato, Regioni e Comuni, possa giungere alla definizione di un percorso unico, chiaro e integrato tra prestazioni sanitarie e sociali. C’è poi la volontà di favorire la permanenza degli anziani al proprio domicilio, tra i ricordi di una vita e vicino ai propri famigliari, ma con un sostegno da parte del pubblico in termini sanitari e sociali, appunto.

E quando il domicilio è inadeguato? Allora entrano in gioco le Soluzioni Abitative di Servizio, previste dal PNRR: soluzioni di abitazioni individuali, in coabitazione, condominiali e collettive dove gli anziani possano vivere in sicurezza e con un’alta qualità di vita, venendo comunque raggiunti dai servizi sociosanitari necessari.

Da questo punto di vista la riforma intende incidere anche su organizzazione e operatività delle RSA già esistenti, perché offrano cure appropriate e qualità di vita ai propri ospiti. Si vuole infine introdurre un nuovo contributo economico che assorba quello di invalidità e venga erogato a tutti in base, ovviamente, alle disponibilità economiche: la Prestazione Universale per la Non Autosufficienza.

Spiegano le organizzazioni del Patto: «la nostra riforma propone una nuova governance delle politiche per la non autosufficienza, affidata al Sistema Nazionale Assistenza Anziani (SNA), che punti a costruire una filiera di risposte che siano differenziate e complementari tra loro: servizi residenziali, semiresidenziali, domiciliari, trasferimenti monetari, adattamenti delle abitazioni, sostegni ai caregiver familiari e alle assistenti familiari.

È necessario semplificare l’accesso degli anziani all’assistenza pubblica ed evitare che le famiglie debbano – come oggi accade – peregrinare tra una varietà di sportelli, luoghi e sedi. Nello SNA, pertanto, la possibilità di accedere a tutte le risposte pubbliche è definita attraverso una sola valutazione iniziale ed è previsto un percorso unitario, chiaro e semplice, all’interno della rete del welfare».
Dal momento che l’Italia è una nazione anziana e sempre più anziana, è chiaro che questa riforma porterebbe vantaggio a noi tutti… almeno in prospettiva.

Stefania Somaré