Paralisi cerebrale infantile, approccio AOT efficace su arto superiore anche a distanza

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Occorrono ulteriori conferme, ma il progetto Tele-UPCAT sulla paralisi cerebrale infantile si rivela non solo semplice da seguire e ben accettato, ma anche funzionale.

La scoperta del sistema dei neuroni specchio e del loro ruolo in ambito riabilitativo ha portato, negli anni, allo sviluppo dell’Action Observation Treatment (AOT), metodo che prevede di ripetere movimenti dopo aver osservato un’altra persona eseguirli.
La tecnica AOT è utilizzata anche per la riabilitazione dei bambini con paralisi cerebrale infantile (PCI), la più comune patologia motoria dell’infanzia.

Con l’avvento della teleriabilitazione, un team internazionale ha sviluppato il progetto e Tele-UPCAT che supporta la riabilitazione AOT direttamente al domicilio del piccolo paziente. Già sottoposto a valutazione di accettazione da parte dei pazienti e dei loro familiari e per la facilità di utilizzo, il progetto è stato oggetto di ulteriore ricerca per capire quanto sia efficace nella riabilitazione, in particolare, dell’arto superiore.

Le modalità d’intervento

30, in tutto, i bambini e adolescenti con PCI arruolati nello studio, divisi in due gruppi in modo causale: 15 hanno seguito la riabilitazione in modalità Tele-UPCAT, mentre 15 un percorso standard, basato su 1 o 2 sessioni di terapia fisica o occupazionale la settimana. Concluse le prime 3 settimane, anche questi soggetti hanno potuto seguire un protocollo AOT. Tutti i pazienti sono seguiti presso l’Irccs Fondazione Stella Maris di Pisa.

Il primo gruppo ha eseguito 15 sessioni riabilitative in 3 settimane, con una durata giornaliera di circa 1 ora. Gli esercizi sono stati calibrati in base alle possibilità di ognuno dei partecipanti, ma in linea di massima le prime 8 sessioni hanno richiesto azioni unilaterali e le successive 7, al contrario, azioni bimanuali.

Le performance del soggetto sono state registrate grazie a sensori indossabili. In entrambi i casi, a 8 e 24 settimane gli autori hanno valutato i pazienti con una serie di test: l’Assisting Hand Assessment, il Melbourne Assessment e il Box and Block Test. Inoltre, i partecipanti hanno risposto a una serie di questionari atti a valutare la qualità di vita.

AOT sembra efficace anche a distanza

Gli esiti ottenuti con questo studio consentono di dire che il sistema a distanza sembra essere utile per ottenere miglioramenti nell’uso dell’arto superiore, sebbene per la struttura dello studio non è possibile fare un vero e proprio confronto tra i due gruppi.

In ogni caso, gli autori riportano una differenza significativa tra i due gruppi in termini di AHA con una dimensione dell’effetto di 1,99 e di BBT per la mano meno lesa, con una dimensione dell’effetto di 1,44.

In entrambi i casi, questi risultati sono mantenuti nel medio e lungo termine, fino a 6 mesi. Sembrerebbe, quindi, che la modalità a distanza dell’AOT consenta di preservare l’efficacia dell’approccio in presenza, il che ne supporta un uso più ampio.

I partecipanti allo studio

La ricerca è stata condotta dall’Irccs Fondazione Stella Maris, dall’IRCCS Ospedale Santa Maria Nuova e dall’Università di Pisa, in collaborazione con il Centre for Children’s Health Research dell’Università del Queensland, in Australia, e con le Università di Leuven e Hasselt, in Belgio.

(Lo studio: Beani E, Menici V, sicola E, ferrari a, feys h, Klingels K, et al. Effectiveness of the home-based training program tele-upcat (tele-monitored upper limb children action observation training) in unilateral cerebral palsy: a randomized controlled trial. Eur J phys rehabil Med 2023 Jul 18. doi: 10.23736/s1973-9087.23.07945-5)