Una delle tecniche più utilizzate per trattare patologie lombari è la fusione anteriore dei corpi intervertebrali a livello lombare, associata a una fissazione supplementare. Una tecnica molto usata, ma poco studiata, almeno a detta di un team cinese che ha condotto uno studio ad hoc.

Lo studio valuta, in particolare, la performance biomeccanica della fusione anteriore con diverse opzioni di fissazione, dal punto di vista sia statico sia dinamico (Shen H, Chen Y, Liao Z, Liu W. Biomechanical evaluation of anterior lumbar interbody fusion with various fixation options: Finite element analysis of static and vibration conditions. Clin Biomech (Bristol, Avon). 2021 Mar 26;84:105339. doi: 10.1016/j.clinbiomech.2021.105339. Epub ahead of print. PMID: 33780788).
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La ricerca ha evidenziato che il tipo di fissazione adottato influenza in misura notevole la biomeccanica della colonna, in tutte le condizioni studiate.
Il sistema migliore sembrerebbe essere l’uso di viti peduncolari bilaterali, che stabilizzerebbero i segmenti trattati, riducendo il cedimento della gabbia, ma potrebbero incrementare la forza delle faccette articolari adiacenti.

Le viti peduncolari sarebbero superiori agli altri sistemi di fissazione sotto condizione dinamica, nella fattispecie una vibrazione verticale sulla colonna.
Per arrivare a questo risultato gli autori hanno confrontato tra loro: il tratto L1-L5 intatti; la fusione da sola; la fusione associata a piastra lombare anteriore; la fusione associata al sistema Conflex-F; la fusione associata alle viti peduncolari bilaterali. I modelli sono stati studiati in laboratorio.

Stefania Somaré

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