Ogni protesi su misura è unica, perché concepita per quel singolo paziente e per le sue esigenze. Non può quindi essere riutilizzata da altri pazienti. Generalmente le protesi vengono prodotte con materiali termoplastici di origine fossile e sappiamo che negli ultimi anni la richiesta di ridurre l’utilizzo di questi materiali è elevata.

Uno studio svedese ha presentato una serie di materiali ottenuti da polipropilene rinforzati con cellulosa microfibrillata, in percentuali differenti (20-30 e 40% in peso), ma sembra ben dispersa (Stenvall E, Flodberg G, Pettersson H, et al. Additive Manufacturing of Prostheses Using Forest-Based Composites. Bioengineering (Basel). 2020;7(3):E103. Published 2020 Sep 1). Questi materiali sono riciclabili.

Gli autori hanno poi sviluppato alcune soluzioni sistematiche per produrre protesi con materiali di questo tipo, complete di processi di manifattura additiva
La sinergia tra materiale e processo produttivo è fondamentale per dotare una protesi delle caratteristiche che le sono necessarie, come resistenza, durata e affidabilità.
L’aggiunta delle fibre sembra migliorare molto le prestazioni meccaniche di questi materiali: quello al 30% in peso presenta, per esempio, una resistenza alla trazione e un modulo di elasticità quasi doppi rispetto al solo polipropilene.
Il materiale è stato quindi usato per creare una protesi transtibiale con un processo di stampa additiva, sfruttando la tecnica fused deposition modeling.
La protesi è stata quindi testata in ambito clinico con buoni esiti sia per la vestibilità che per l’estetica.

Stefania Somaré

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