Stratificare al meglio i pazienti con dolore alla spalla al momento dell’indagine radiologica potrebbe avere effetti positivi sulle terapie successive e, quindi, sul disagio del paziente stesso.
Questo l’assunto alla base dello studio “Agreement between physical therapists and radiologists of stratifying patients with shoulder pain into new treatment related categories using ultrasound; an exploratory study” (M. Thoomes-de Graaf, R.P.G.Ottenheijm, A.P. Verhagen et al. Agreement between physical therapists and radiologists of stratifying patients with shoulder pain into new treatment related categories using ultrasound; an exploratory study. Musculoskeletal Science and Practice, vol. 40, pages 1-9. Online dal 11 gennaio 2019. In uscita in aprile 2019. Doi: https://doi.org/10.1016/j.msksp.2019.01.005) condotto da un gruppo di ricercatori olandesi che ha effettuato una panoramica sistematica di quanto esistente in letteratura scientifica e uno studio di accordo tra due categorie di operatori: i radiologi e i terapisti fisici.

Anzitutto, i ricercatori hanno verificato che l’ecografia muscoloscheletrica è spesso utilizzata come strumento diagnostico da parte dei terapisti fisici.
Allo stesso tempo, le categorie tradizionalmente utilizzate per descrivere le patologie della spalla non sono considerate sempre efficaci e, quantomeno, non c’è un forte accordo tra le due categorie di professionisti prese in considerazione.

Cosa ne pensano invece i professionisti dell’uso dell’ecografia per stratificare al meglio questa popolazione?

Secondo lo studio, lo strumento potrebbe essere utile per indicare se il paziente necessita di vedere un altro medico, se deve fare terapia fisica e se può essere riosservato in un secondo momento.
Detto in altro modo, lo strumento potrebbe essere utile se desse indicazioni su come proseguire il percorso terapeutico in modo chiaro. I ricercatori tengono a sottolineare che occorrono ulteriori studi.

Stefania Somaré

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