Le difficoltà di cammino nell’anziano

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Le difficoltà di cammino nell’anzianoDopo i settant’anni si manifesta una graduale riduzione delle performance a livello muscolo-scheletrico. In tal senso l’attività fisica mirata è un efficace strumento di prevenzione. Con l’avanzare delle difficoltà, tuttavia, un efficace aiuto viene da bastoni e deambulatori
Con il passare degli anni e il sopraggiungere della senilità, l’autonomia e l’indipendenza nella vita quotidiana sono esigenze sempre più sentite, condizionate però spesso dal graduale venire meno delle capacità cognitive e neuromuscolari dell’individuo e della sua capacità di movimento. Se non sopraggiungono eventi maggiori come incidenti, cadute o patologie gravi, l’abilità motoria rimane integra fino ai 70-75 anni, garantendo l’ambita autonomia, per poi gradualmente decrescere con l’ulteriore invecchiamento.

Le patologie che minano il cammino

«Se non subentrano patologie o eventi imprevisti fino a 70-75 anni possiamo godere di una piena autonomia», spiega Fabio Trecate, medico geriatra presso l’Istituto Palazzolo – Fondazione Don Gnocchi di Milano. «Un individuo può però subire eventi tali da condizionarne pesantemente la capacità di deambulazione. Pensiamo, per esempio, che cosa comporta lo sviluppo di un’emisindrome destra o sinistra in caso di ictus per l’andatura del paziente: muoversi diventerà non solo difficoltoso ma anche dispendioso.

È sufficiente, d’altronde, una caduta o un intervento di protesizzazione per condizionare in qualche modo il cammino. Sebbene la chirurgia e la protesica abbiano fatto passi da gigante, negli ultimi anni e sempre più routinari siano diventati gli interventi all’anca, non dimentichiamo che l’operazione chirurgica comporta pur sempre la distruzione di materia plastica, con coinvolgimento di componenti muscolari e articolari, pensiamo ai fusi neuromuscolari, ai corpuscoli del Golgi così importanti nel determinare il senso di posizione della persona nella stazione eretta e durante il cammino.

Fabio Trecate

A pregiudicare il movimento possono poi intervenire patologie più specifiche che colpiscono i nervi, pensiamo per esempio alcune neuropatie, la malattia di Charcot Marie Tooth con la classica andatura di tipo steppante, l’arteriopatia agli arti inferiori, le malattie vascolari cerebrali, l’idrocefalo normoteso con la tendenza ad allargare la base di appoggio, o ancora i parkinsonismi con manifestazioni cliniche non limitate alla sola andatura. Questa è una breve carrellata, ma succede anche che il medico non riesca nemmeno a identificare in modo chiaro la problematica che sta alla base di un cambiamento nella postura e nel cammino del suo paziente anziano e questo, nonostante gli accertamenti e gli approfondimenti messi in atto».

 

Poi qualcosa cambia…

In assenza di tali eventi imprevisti l’individuo cammina senza problemi. «Questo fino a circa 70-75 anni», precisa Trecate, «quando le modificazioni che possono inficiare sulla capacità di movimento sono minime. In seguito invece qualcosa cambia.
Cambia la velocità del cammino che può ridursi in una percentuale variabile tra il 10 e il 20%, più marcatamente dopo gli ottant’anni.

Tra gli 85 e i 90 anni si manifesta la tendenza a prolungare il doppio appoggio, la persona tende cioè rapidamente ad appoggiare tutte e due i piedi per un motivo di sicurezza; un atteggiamento molto spesso ancora più evidente in quei soggetti che hanno avuto esperienze di caduta a terra.
L’esperienza di una caduta, che magari non ha avuto esiti traumatici, porta con sé un senso d’insicurezza e di titubanza nel passo, come d’altronde è descritto nella post fall syndrome.

Dobbiamo poi fare i conti con il processo artrosico al quale siamo tutti esposti. Un evento ineluttabile che condiziona la mobilità articolare. L’escursione articolare riscontrabile in un soggetto giovane a livello di anche, spalle e tibio-tarsica, si riduce in modo significativo nell’anziano.
Tale limitazione può prevalere nella parte destra o sinistra del corpo, interessare alcune articolazioni in particolare; ciò condiziona talvolta l’asimmetria del movimento, può determinare un passo meno svelto, una minore propulsione del passo dalla parte più colpita».

La debolezza muscolare e la lunghezza del passo

Anche la lunghezza del passo cambia con gli anni.
«Qui subentra il problema di una certa debolezza muscolare che si manifesta nel tempo», sottolinea Trecate. «C’è un fenomeno, la sarcopenia, che esordisce intorno ai 75-80 anni e che può condizionare notevolmente il cammino, ma soprattutto la capacità da parte del paziente di sviluppare potenza muscolare.
Se fino ai 65-70 anni la frattura più frequente a seguito di una caduta è quella del polso, in età più avanzata diventa quella di femore.
Questo perché? Quando l’anziano si trova di fronte a una difficoltà improvvisa, mettiamo una banale pozzanghera, per cercare di superarla fa appello alla potenza muscolare che, non essendo più disponibile nella giusta misura, causa la caduta, nel giovane anziano la risposta di opposizione alla caduta è ancora buona e si può procurare una frattura di polso, nel grande anziano può mancare la risposta posturale e l’esito sarà una brutta caduta. L’osteoporosi farà il resto».

La sarcopenia

La sarcopenia, come detto, può condizionare pesantemente il movimento nell’anziano, ma di che cosa si tratta? «Consiste nell’impoverimento della materia plastica, la materia proteica quindi muscolare», spiega Trecate.

«Con la sarcopenia si verificano delle modificazioni a livello delle fibre muscolari striate scheletriche e il subentrare di un processo di fibrosi muscolare, per cui viene a essere alterata anche la quota di sostanza interstiziale presente, parte integrante del tessuto connettivo, la componente fibrillare a base di collagene.

La struttura muscolare s’impoverisce, si riduce la sua flessibilità e al tempo stesso s’indurisce. Questo impoverimento muscolare può essere contrastato con l’esercizio fisico costante; rimane però un processo ineluttabile, tra le cause delle cosiddette progressive disability che si realizzano in anziani novantenni e centenari.

A questa età è molto difficile impostare un esercizio di potenziamento o recupero muscolare anche se ancora possibile. Voglio con questo sottolineare come il recupero delle abilità sia possibile anche se con maggiore difficoltà, proprio perché la materia sulla quale si lavora si riduce».

Camminare e non solo

La prevenzione rimane un capitolo fondamentale nel favorire un’adeguata forma fisica e ritardare i problemi di deambulazione nell’anziano. «La sarcopenia è collegata all’osteopenia quindi a un impoverimento del tessuto osseo», continua Trecate. «Queste due condizioni vanno di pari passo con l’incedere dell’età.

Prevenire significa uscire tutti i giorni di casa per una passeggiata di almeno mezz’ora, meglio se di un’ora… Una camminata che dovrebbe essere spedita se possibile oppure più blanda in relazione alle proprie capacità. L’importante è muoversi anche attorno al tavolo della propria cucina o in casa, quando le abilità cominciano a decadere.

Fondamentale se si farà attività all’aperto è di evitare l’uscita in giornate particolarmente fredde perché, se non si è ben coperti, le basse temperature possono irrigidire le strutture articolari e muscolari. Irrigidimento che è spesso foriero di cadute, come testimoniano le statistiche che indicano una loro maggiore frequenza nei periodi invernali.

L’esercizio deve essere principalmente di tipo aerobico, tapis roulant o cyclette in palestra; importante è il nuoto il quale consente un movimento ampio e più completo, capace di attivare strutture muscolari diverse rispetto al cammino o alla corsa. Importante è quindi svolgere più attività, tra queste una pratica particolarmente consigliata nell’anziano è il tai chi chuan, un movimento lento di riadattamento progressivo di tutte le strutture muscolari.

In questa pratica tutti i sensori sono coinvolti nel mantenimento dell’equilibrio e del cammino, le strutture muscolo scheletriche vengono attivate in modo più globale senza un impegno fisico particolare». Sempre parlando di prevenzione anche l’alimentazione gioca un ruolo importante.

«Qui il tema è quanto mai vasto, controverso e dibattuto», sottolinea Trecate, «ma in linea di massima l’alimentazione che privilegia maggiormente frutta e verdura, con un corretto apporto di pesce e carni bianche è la scelta ottimale. Nell’alimentarsi deve prevalere il buon senso evitando gli eccessi alimentari – la letteratura scientifica sottolinea come il mangiar poco regali longevità –, riducendo il consumo di alcol».

Attenzione alla vigoressia!

L’attività deve essere quindi blanda e mirata, senza velleità prestazionali. «Ci sono persone anziane che si dedicano a un’attività fisica quasi in termini prestazionali e questo può essere pericoloso», commenta Trecate.
«Il giovanilismo spesso diventa una malattia di cui alcuni anziani sono affetti, si sottopongono a programmi di esercizio molto impegnativi che possono mettere sotto stress le strutture muscolari e articolari più del dovuto. Nell’attività quotidiana ricevo pazienti di una certa età che lamentano piccole lacerazioni muscolari o presentano una cuffia dei rotatori sofferente.
Tutti campanelli d’allarme di un’attività fisica troppo intensa, quasi prestazionale. L’anziano deve abbandonare questo concetto di prestazione – la vigoressia – per abbracciarne uno di armonizzazione. Le varie parti del corpo devono essere in perfetta armonia tra di loro, dall’apparato muscolo-scheletrico a quello cardiovascolare e respiratorio».

Bastoni e deambulatori

In quelle persone che hanno ridotto notevolmente la loro mobilità, deambulatori e bastoni diventano un importante aiuto per continuare a muoversi; fondamentale è infatti la sollecitazione quotidiana dell’apparato muscolo-scheletrico.

Afferma Fabio Trecate. «Se questo ausilio non viene utilizzato nel modo corretto può, a lungo andare, creare problemi di simmetria, ma anche a carico delle strutture articolari coinvolte.

Diversi sono i pazienti che lamentano dolori di spalla e ciò anche quando è stato studiato bene l’appoggio e il cammino durante la prova in sanitaria dell’ausilio.

Anche se in apparenza il bastone è un ausilio banale, esso richiede una fase di addestramento, di verifica dei parametri da parte di personale competente.

Fondamentale sarà provare diversi bastoni fino a individuare quello con l’altezza più corretta, la quale si otterrà quando il braccio è in leggera flessione. Importante sarà anche verificare che non ci siano problemi di tipo manipolativo, l’anziano potrebbe non avere sufficiente forza nelle mani e questo ne pregiudicherà l’utilizzo.

In questi casi meglio orientarsi su un deambulatore, il quale, oltre ad allargare la base d’appoggio, dare quindi maggiore sicurezza, favorire la simmetria, ospiterà entrambe le mani utilizzando così meglio le abilità.

Oggi il mercato propone una gamma davvero ampia di questi ausili, non ultimi quelli con seggiolino incorporato per una probabile pausa in caso di affaticamento. Il problema dell’utilizzo di questi ausili è spesso psicologico.

Sarà importante quindi proporli nella giusta maniera, sottolineando il loro fondamentale ruolo nel mantenimento della forma fisica».

Verificare se il cammino è corretto

Ci sono dei test per verificare il corretto cammino? «A livello ambulatoriale ce ne sono molti per valutare l’andatura e l’equilibrio della persona», conclude Trecate.

«Il metodo più semplice rimane però l’osservazione del paziente: come si siede, come cammina, anche se lo spazio in ambulatorio è limitato.

Sarà importante prestare attenzione alle reazioni posturali che l’anziano avrà in ambulatorio, verificare con qualche semplice domanda se esce tutti i giorni di casa, se gli è capitato di inciampare o cadere.

Questi sono gli indicatori che devono innalzare i livelli di attenzione nei confronti del paziente suggerire tutto quello che abbiamo detto in precedenza».

Elisa Papa

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