Lacrima della cuffia dei rotatori: primi passi verso un modello predittivo

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In ortopedia si fa ampio uso di immagini diagnostiche per valutare la qualità delle ossa e delle articolazioni e per indagare le origini del dolore e della rigidità.
Tra queste, la risonanza magnetica viene spesso utilizzata accanto alla radiografia.

Fondamentale è poter contare su una serie di score che consentano di trarre informazioni da queste immagini e fornire una diagnosi chiara.
Un team di ricercatori californiani ha allestito uno studio retrospettivo per individuare le misure più utili a discernere tra pazienti con o senza lacrima della cuffia dei rotatori.

Lo strumento utilizzato è stato il Regression Tree (CART). Il punto di partenza sono state 200 immagini di spalla da risonanza magnetica, 120 di pazienti con il danno alla cuffia dei rotatori e 80 normali.

Dal confronto tra i due gruppi sono risultati alcuni parametri e combinazioni di misure che sembrano capaci di discriminare tra spalle sane e spalle danneggiate.
Più nel dettaglio, sono state individuate differenze statisticamente significative in 9 su 18 dei parametri misurati.

La combinazione tra “distanza subacromiale”, “dimensione dello sperone subacromiale” e “presenza di osteofiti acromioclavicolari” separa il gruppo sano da quello patologico con un’accuratezza del 97,5%.
Presenza di “lacrima al tendine del capo lungo dei bicipiti”, “tendinosi” e “quantità di liquido della borsa dei subdeltoidi subacromiali” insieme raggiungono una accuratezza del 99,5%. Ovviamente questa scoperta necessita di essere ulteriormente indagata.

Stefania Somaré

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