La tecnica ortopedica sta attraversando una fase di profonda trasformazione, sospinta dall’introduzione di tecnologie digitali che, oltre ai processi produttivi, stanno modificando il ruolo stesso del tecnico ortopedico. Scansione tridimensionale, progettazione Cad, sistemi di produzione automatizzati e nuove piattaforme software stanno progressivamente integrandosi nei laboratori, creando un nuovo modello operativo in cui competenze artigianali, conoscenze cliniche e strumenti digitali convivono e si rafforzano reciprocamente. Abbiamo chiesto a Luca Gualerzi, tecnico ortopedico di terza generazione, quali opportunità crea questa evoluzione ma anche quali sono le nuove sfide.

La tecnica ortopedica ha vissuto una profonda trasformazione digitale. Quali ritiene siano i cambiamenti più significativi introdotti dai sistemi Cad e dalle tecnologie di acquisizione digitale?

«Il cambiamento più rilevante riguarda l’evoluzione del ruolo del tecnico ortopedico: se un tempo era principalmente un artigiano che modellava manualmente il dispositivo sul paziente, oggi può contare su strumenti digitali che consentono di operare attraverso parametri oggettivi, misurabili e ripetibili. Questo non significa rinunciare all’esperienza sul campo o alla componente artigianale della professione, ma affiancare alle competenze tradizionali tecnologie in grado di aumentare precisione, controllo del processo e qualità del dispositivo. Il punto di svolta è stato l’arrivo della scansione 3D, che ha dato avvio alla digitalizzazione della filiera produttiva. In molti casi ha sostituito il tradizionale calco in gesso, offrendo un’acquisizione delle misure più rapida, accurata e meno invasiva, con evidente miglioramento dell’esperienza del paziente. Dalla scansione 3D si è sviluppato un flusso di lavoro completamente digitale che comprende progettazione Cad, produzione con sistemi automatizzati, archiviazione dei dati e possibilità di replicare o modificare i dispositivi nel tempo. È un cambiamento che ha rivoluzionato l’organizzazione del laboratorio, aumentando efficienza, qualità e capacità di personalizzazione».

Quali strumenti digitali usate nel vostro laboratorio e in quali fasi del processo produttivo intervengono?

«Gli strumenti che usiamo coprono l’intero processo produttivo. Il punto di partenza è la scansione 3D. Nel tempo ci siamo dotati di diverse tecnologie d’acquisizione per rispondere alle varie esigenze cliniche: usiamo sia scanner integrati negli iPad, ormai sufficientemente accurati per numerose applicazioni, sia scanner portatili ad alta risoluzione che garantiscono precisione elevata e consentono di rilevare facilmente la morfologia del paziente. Più di recente, abbiamo sviluppato un’applicazione che rappresenta un ulteriore passo verso la diffusione delle tecnologie digitali. L’app sfrutta i sensori presenti in iPhone e iPad di ultima generazione, permettendo di effettuare una scansione 3D per acquisire il modello anatomico del paziente senza necessità di dispositivi esterni. L’applicazione ha anche una funzione organizzativa fondamentale. Oltre alla scansione, raccoglie in un unico database le informazioni del paziente (dati anagrafici, fotografie, documentazione clinica e file tridimensionali), evitando la dispersione di informazioni e riducendo il rischio di errori nella gestione dei progetti. Il cuore pulsante della nostra produzione rimangono le fresatrici Cnc. Proprio i nostri sistemi Cnc garantiscono i massimi standard di produttività, precisione e affidabilità nella realizzazione dei dispositivi ortopedici personalizzati. Al loro fianco, per mercati di nicchia o specifiche applicazioni secondarie, affianchiamo una stampante 3D. Le due tecnologie non sono alternative, ma complementari. I moderni software Cad consentono di generare file compatibili sia con le fresatrici Cnc sia con i sistemi di stampa 3D, lasciando al laboratorio la possibilità di scegliere la tecnologia più adatta in funzione del dispositivo. L’integrazione tra sistemi d’acquisizione, software di progettazione e tecnologie produttive consente di gestire l’intero flusso di lavoro in modo efficiente, mantenendo elevati standard qualitativi e completa tracciabilità di ogni fase».

Rispetto ai metodi tradizionali, come la progettazione Cad consente di migliorare precisione e personalizzazione dei dispositivi?

«Il principale vantaggio della progettazione digitale è rendere i processi più standardizzati, ripetibili e facilmente condivisibili. Nella lavorazione manuale il know-how è fortemente legato all’esperienza del singolo tecnico e richiede anni di formazione per essere trasmesso. La progettazione Cad, invece, permette di lavorare attraverso parametri oggettivi, misure e criteri condivisi, facilitando il trasferimento delle competenze e favorendo il lavoro di squadra. Per quanto riguarda precisione e personalizzazione, il potenziale degli strumenti digitali è molto elevato, ma il software resta uno strumento. La qualità finale continua a dipendere dalla preparazione del tecnico ortopedico. Se usato da un professionista competente, il Cad consente di ottenere dispositivi estremamente precisi e altamente personalizzati. Al contrario, un uso inadeguato può produrre risultati inferiori rispetto a una lavorazione tradizionale eseguita da mani esperte. La digitalizzazione non sostituisce la competenza professionale, ma la valorizza. Consente di migliorare la scalabilità dei processi, aumentare l’efficienza, ridurre i tempi di progettazione e accelerare la consegna dei dispositivi, mantenendo elevati standard qualitativi».

Ha parlato di aumento dell’efficienza. Nella pratica, in cosa consiste?

«L’impatto della digitalizzazione sull’efficienza produttiva è stato enorme. Per molte tipologie di dispositivi il confronto con i metodi tradizionali evidenzia una riduzione molto significativa dei tempi di lavorazione. Va però fatta una precisazione: i benefici riguardano quei prodotti per i quali il processo di digitalizzazione è stato realmente efficace. Non tutte le lavorazioni possono essere convertite in un flusso completamente digitale e, soprattutto, non bisogna cadere nell’errore di digitalizzare qualsiasi attività solo per seguire una tendenza tecnologica. In alcuni casi si tende, infatti, a privilegiare la rapidità a discapito della qualità del dispositivo finale, approccio che ritengo sbagliato. L’obiettivo non deve essere lavorare più velocemente, ma realizzare dispositivi migliori. Quando la digitalizzazione è applicata ai processi più adatti e con competenze adeguate, permette di ridurre sensibilmente i tempi di produzione, migliorare l’organizzazione del laboratorio e aumentare l’efficienza complessiva, mantenendo alti standard qualitativi. La vera sfida sta nel trovare il giusto equilibrio tra innovazione tecnologica e qualità del prodotto».

Quali prodotti beneficiano maggiormente della digitalizzazione e quali, invece, continuano a richiedere un approccio tradizionale?

«Uno degli esempi più evidenti è rappresentato dai busti per il trattamento della scoliosi. Grazie a scansione 3D, progettazione Cad e fresatura si possono acquisire le misure, progettare il dispositivo e consegnarlo in poche ore. Un processo completamente manuale richiede almeno il doppio del tempo, anche se eseguito da un tecnico esperto. Anche i sistemi posturali su misura traggono notevoli vantaggi dal flusso digitale, con tempi produttivi decisamente inferiori rispetto ai metodi tradizionali. Esistono, però, ambiti nei quali la tecnologia incontra ancora limiti. È il caso della tutorizzazione pediatrica: la scansione 3D di bambini molto piccoli è spesso complessa, sia perché difficilmente riescono a restare immobili sia per le ridotte dimensioni anatomiche. Per questo alcuni dispositivi sgono realizzati digitalmente, mentre altri continuano a essere prodotti con metodi tradizionali, soprattutto quando sono destinati al cammino. Lo stesso vale per il settore protesico. Molte lavorazioni possono essere affrontate con strumenti digitali, ma nei casi più complessi l’intervento manuale del tecnico ortopedico è determinante. L’esperienza professionale continua quindi a essere un valore aggiunto che la tecnologia non è ancora in grado di sostituire. La scelta dipende sempre da caratteristiche cliniche del paziente, tipo di dispositivo e obiettivi terapeutici. Quando riteniamo che il metodo tradizionale garantisca il migliore risultato, continuiamo a usarlo senza esitazioni. L’obiettivo è sempre ottenere il dispositivo più preciso e funzionale, indipendentemente dalla tecnologia usata».

Quanto è importante e quali vantaggi offre l’archiviazione digitale di scansioni e progetti?

«L’archiviazione digitale è uno dei vantaggi più rilevanti introdotti dalla trasformazione tecnologica della tecnica ortopedica. Disporre di un archivio completo permette di conservare le informazioni sul paziente e sui dispositivi realizzati, migliorando sia la gestione clinica sia l’organizzazione del laboratorio. Anche quando un dispositivo è prodotto in prevalenza con metodi tradizionali, cerchiamo di digitalizzare almeno il modello finale con scanner ad alta risoluzione, così da allegarlo alla documentazione prevista dal Regolamento europeo sui dispositivi medici (Mdr). In questo modo disponiamo di un archivio completo che rappresenta un valore sia operativo sia documentale. Questa disponibilità diventa particolarmente utile durante il follow-up. Può accadere che, dopo alcuni anni, sia necessario ricostruire un dispositivo che ha dato ottimi risultati clinici. In questi casi è possibile ripartire direttamente dal progetto digitale, evitando una nuova acquisizione delle misure. Lo stesso vale quando occorrono piccole modifiche. Intervenire su un modello collaudato consente di apportare rapidamente gli adattamenti necessari senza riprogettare il dispositivo da zero. Si riducono così tempi, variabili progettuali e possibilità d’errore, garantendo maggiore continuità assistenziale ed efficienza operativa».

La progettazione digitale facilita il dialogo tra tecnico ortopedico, medico prescrittore e paziente?

«Uno dei principali vantaggi della progettazione digitale è poter rendere la comunicazione tra tecnico ortopedico, medico prescrittore e paziente più semplice ed efficace. Nel nostro laboratorio condividiamo spesso il progetto con il medico prima ancora della realizzazione del dispositivo. Attraverso immagini, rendering o schermate del software Cad possiamo mostrare sia la scansione 3D del paziente sia le modifiche progettuali previste. Ciò consente al prescrittore di valutare il progetto in anticipo, suggerire eventuali correzioni e intervenire prima della realizzazione. Le modifiche vengono apportate direttamente sul modello digitale, evitando d’intervenire sul manufatto già realizzato, con risparmio di tempo e riduzione del rischio di errore. Quando opportuno, anche il paziente viene coinvolto in questa fase. Le informazioni sono gestite mediante sistemi conformi alle normative sulla protezione dei dati personali, ma la possibilità di visualizzare il progetto prima della produzione favorisce la comprensione del percorso terapeutico e migliora il confronto con il professionista».

L’uso di software Cad richiede nuove competenze professionali. Come è cambiato il profilo del tecnico ortopedico negli ultimi anni?

«Oggi questa professione richiede un insieme di competenze molto più ampio rispetto al passato, con integrazione di conoscenze cliniche, abilità manuali e competenze digitali. L’esperienza artigianale resta fondamentale, ma non basta più. È necessario conoscere i software Cad, usare sistemi di scansione 3D, gestire documentazione digitale e avere competenze informatiche di base. Attività ormai quotidiane, come consultare esami radiografici digitali o organizzare la documentazione elettronica del paziente, fanno parte del lavoro del tecnico ortopedico. A queste competenze si aggiungono quelle relative ai nuovi materiali, ai processi produttivi innovativi e alle tecnologie di fabbricazione avanzata. La missione della professione resta la stessa (progettare dispositivi personalizzati per migliorare la qualità di vita dei pazienti), ma il bagaglio di conoscenze richiesto è diventato decisamente più ampio. Proprio per questo è indispensabile investire continuamente in formazione e aggiornamento professionale».

Queste competenze sembrano essere più naturali per le nuove generazioni.

«I giovani hanno maggiore familiarità con le tecnologie digitali, ma la responsabilità della transizione ricade soprattutto sui professionisti più esperti. Come categoria dovremmo concentrarci meno sulle difficoltà del cambiamento e più sulla trasmissione delle competenze che serviranno ai futuri tecnici ortopedici. Il nostro compito è valorizzare la dimestichezza dei giovani con gli strumenti digitali e affiancarla alla cultura professionale, all’esperienza clinica e alla capacità di valutazione maturate nel tempo. La vera sfida è costruire un ponte fra tradizione artigianale della tecnica ortopedica e opportunità date dall’innovazione».

Quali sono oggi le principali difficoltà nell’introdurre sistemi digitali in un laboratorio ortopedico?

«L’investimento economico rimane un elemento da considerare, ma oggi è un ostacolo molto meno rilevante rispetto al passato. L’evoluzione delle tecnologie e gli incentivi disponibili negli ultimi anni hanno reso questi strumenti accessibili anche a laboratori di dimensioni medio-piccole. La vera criticità è soprattutto culturale e organizzativa. Introdurre una nuova tecnologia significa ripensare il modo di lavorare e dotarsi delle competenze necessarie per sfruttarne le potenzialità. Quando un laboratorio ci chiede supporto, la prima domanda che facciamo non riguarda quale macchina acquistare, ma chi sarà in grado di usarla. Hardware e software sono soltanto strumenti: il loro valore dipende dalle persone che li impiegano e dalla capacità dell’organizzazione d’integrarli nei propri processi».

Dal punto di vista del paziente, quali sono i benefici più rilevanti che arrivano dall’uso delle tecnologie digitali?

«Quando si parla di digitalizzazione il punto di riferimento dev’essere sempre il paziente, non la tecnologia. La riduzione dei tempi di consegna è un vantaggio, ma altrettanto importanti sono comfort, precisione, personalizzazione e qualità complessiva del dispositivo. La scansione 3D, per esempio, rende l’acquisizione delle misure più semplice e confortevole rispetto al tradizionale calco in gesso. Tuttavia, usare una tecnologia innovativa non è di per sé sinonimo di risultato migliore. Esistono casi nei quali i dispositivi realizzati con tecniche tradizionali sono più efficienti, performanti e spesso più leggeri rispetto anche alle più evolute soluzioni in stampa 3D, come l’uso strategico della fibra di carbonio su modelli in gesso o fresati a Cnc o l’adozione di materiali termoplastici rigidi e trasparenti».

Oltre che per la qualità del servizio, la digitalizzazione è un vantaggio competitivo per i laboratori ortopedici anche in termini di sostenibilità economica?

«La digitalizzazione è un vantaggio competitivo sul piano della qualità del servizio. Dal punto di vista economico, invece, il risultato dipende soprattutto dalla capacità gestionale del laboratorio. La tecnologia comporta un investimento e talvolta costi ricorsivi, ma consente anche di recuperare efficienza, ridurre gli sprechi e ottimizzare l’organizzazione del lavoro. In un settore in cui il tempo è una delle risorse più preziose, questi aspetti incidono direttamente sulla sostenibilità dell’attività. Se la tecnologia non è integrata in un processo organizzato e manca una visione manageriale, però, può trasformarsi in costo aggiuntivo».

Guardando al futuro, intelligenza artificiale, progettazione automatizzata potranno diventare strumenti quotidiani nella tecnica ortopedica?

«L’intelligenza artificiale entrerà progressivamente nei processi di progettazione e gestione dei dispositivi ortopedici. Si tratta di un’evoluzione inevitabile, destinata a rendere molte attività più rapide e accessibili. Ciò non significa, però, che il ruolo del tecnico ortopedico diventerà marginale. Al contrario, crescerà l’importanza della sua capacità d’interpretare criticamente i risultati prodotti dai software e di applicare le proprie competenze cliniche e tecniche. Gli strumenti di IA possono fornire indicazioni molto utili, ma non hanno capacità di giudizio. La responsabilità delle decisioni continuerà a essere del professionista. È probabile che alcune attività ripetitive vengano progressivamente automatizzate, mentre acquisiranno sempre maggiore valore le figure altamente specializzate e quelle che mantengono un rapporto diretto con il paziente».

Un ultimo tema riguarda il ruolo e la valorizzazione della professione del tecnico ortopedico. Qual è la principale sfida che si prospetta per il futuro?

«La sfida più importante è far conoscere maggiormente questa professione. La tecnica ortopedica è un settore in continua evoluzione in cui convivono innovazione tecnologica, conoscenze cliniche e tradizione artigianale e che implica competenze che spaziano dalla biomeccanica alla progettazione digitale, dai materiali innovativi al rapporto con il paziente. Però, ancora oggi non viene percepita come prima scelta professionale. Da docente universitario del Cdl in Tecniche Ortopediche, riscontro spesso che molti studenti scelgono questo indirizzo come alternativa al mancato accesso ad altre facoltà a numero chiuso, a volte senza sapere di cosa si tratti. Sarebbe, invece, fondamentale che fosse una scelta consapevole. Per raggiungere questo obiettivo è necessario che associazioni di categoria, università e professionisti collaborino, così da valorizzare maggiormente il ruolo del tecnico ortopedico nel sistema sanitario. La professione sta cambiando rapidamente e dobbiamo essere noi i primi interpreti di questa evoluzione».

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