Nei pazienti colpiti da malattia neuromuscolare può generarsi una debolezza a carico dei muscoli della gamba, come per esempio quelli del polpaccio: una debolezza che si traduce in difficoltà di deambulazione e in un maggior rischio di caduta. Malattia di Charcot-Marie-Tooth, sclerosi laterale amiotrofica, atrofie muscolari spinali e distrofie muscolari sono solo alcune delle patologie che possono portare a questo risultato.

I soggetti colpiti utilizzano spesso un tutore di piede-caviglia per supportare la deambulazione, con esiti non sempre eccellenti: il problema riguarda soprattutto la stabilità del passo, che non migliora con l’uso di questi tutori.

Un recente studio dell’Università UMC di Amsterdam e dell’Amsterdam Movement Science ha valutato l’efficacia di un tutore di piede-caviglia ottimizzato nella rigidità nel migliorare la deambulazione di soggetti con debolezza dei muscoli del polpaccio e, in particolare, nel ridurre il rischio di caduta. I risultati sono pubblicati sul Journal of Biomechanics.

Obiettivi dello studio

La letteratura presenta diversi articoli incentrati sui tutori di piede-caviglia ottimizzati per la rigidità in pazienti con debolezza muscolare, mostrandone la capacità di migliorare il passo e, in molti casi, la forza della caviglia.

Tuttavia, non c’è consenso rispetto alla capacità di questi dispositivi di migliorare la stabilità della caviglia: sembra esserci, infatti, una certa variabilità di risposta, almeno nei pazienti con malattia di Charcot-Marie-Tooth.

Infine, data la maggiore rigidità del dispositivo, può essere che i pazienti mettano in atto movimenti compensatori, soprattutto a carico del busto.

Per verificare tutte queste istanze, gli autori hanno arruolato 10 pazienti con debolezza dei muscoli del polpaccio, confrontandone il passo, con analisi del passo in 3D, in 3 differenti condizioni: con le sole scarpe; con un tutore di piede-caviglia tradizionale; con un tutore di piede-caviglia ottimizzato per la rigidità.

Gli autori hanno confrontato in particolare la stabilità del passo nelle 3 condizioni, prendendo come misura di variabilità quella della lunghezza e della larghezza del passo. Gli autori hanno utilizzato equazioni di stima generalizzate per valutare le differenze tra le 3 condizioni di camminata, facendo però aggiustamenti per la velocità del passo.

Presentazione dei risultati

Tra i partecipanti dello studio, 7 sono affetti da malattia di Charcot-Marie-Tooth, 1 da distrofia miotonica, 1 da sindrome post-poliomelite e l’ultimo da miopatia di Miyoshi. Il confronto tra le diverse modalità utilizzate per il test non individua differenze significative nella variabilità della lunghezza e della larghezza del passo nei test condotti con le sole scarpe e con i tutori di piede-caviglia tradizionali.

Per quanto riguarda, invece, i tutori di piede-caviglia ottimizzati per la rigidità, si osserva una maggiore stabilità del margine anteroposteriore del piede durante il passo, sia rispetto all’uso delle sole scarpe che dei tutori tradizionali. Si osservano miglioramenti anche nella stabilità del margine mediolaterale del piede nel cammino con i tutori ottimizzati, ma solo nel confronto con il cammino con le sole scarpe.

In conclusione, i tutori di piede-caviglia ottimizzati possono migliorare la stabilità del passo nei soggetti con debolezza bilaterale del polpaccio, anche se agendo solo sul margine anteroposteriore del piede. Servono ulteriori studi per valutare se questi tutori portino ulteriori benefici a questa categoria di pazienti.

Fonte: van der Steen WE, Brehm MA, van Duijnhoven E, et al. Effects of stiffness-optimized ankle-foot orthoses on gait stability in people with calf muscle weakness – An exploratory study. J Biomech. 2026. doi: 10.1016/j.jbiomech.2026.113554.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here