La densità di un plantare influenza la stabilità di un amputato?

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I soggetti con amputazione transtibiale che utilizzano una protesi hanno problemi di equilibrio e sono più a rischio di caduta.
Allo stesso tempo, numerosi studi in letteratura indicano i plantari ortopedici come strumento utile per aumentare l’equilibrio di un’altra categoria di individui ad alto rischio di caduta, gli anziani.

Dati questi due aspetti assodati, un team di ricerca spagnolo dell’Università di Saragozza, con la partecipazione anche del San Carlos Clinical Hospital di Madrid, ha voluto valutare se l’uso di un plantare possa favorire l’equilibrio anche in pazienti con amputazione transtibiale.

Ecco allora che il team ha disegnato uno studio pre/post longitudinale quasi sperimentale coinvolgendo due categorie di individui: 25 con amputazione transtibiale unilaterale e 25 soggetti sani di controllo.

Il primo gruppo era composto da pazienti amputati per differenti ragioni, ma privi di instabilità di ginocchio.
Due i tipi di plantari presi in considerazione per valutare il differente effetto sull’equilibrio dei pazienti amputati: un plantare rigido di 4 mm, fatto di Polypropylene PP-DWST e uno morbido in silicone.
Infine, è stata valutata la stabilità a piede nudo.

Tutti i partecipanti sono stati testati su una piattaforma dinamometrica, a occhi aperti e chiusi, per valutarne la stabilità posturale.
In particolare, si è individuata la posizione del centro di gravità e si sono misurati eventuali oscillamenti: per ogni condizione visiva e di superficie di contatto del piede sono state prese tre misurazioni, per poi effettuare una media.

I dati sono stati quindi analizzati, mettendo in evidenza differenze tra i due gruppi e i plantari utilizzati.
Nel dettaglio, il gruppo degli amputati ha mostrato effettivamente una minore stabilità rispetto a quello dei sani.

Se ci concentriamo solo sul gruppo studio, inoltre, si è osservato che tenere gli occhi aperti permette di avere maggiore stabilità rispetto a tenere gli occhi chiusi, così come avere nelle calzature un plantare rigido: quest’ultimo si è dimostrato superiore non solo rispetto al plantare morbido ma anche rispetto al piede nudo.

Gli autori hanno concluso, quindi, che l’uso di un plantare rigido di 4 mm possa migliorare la stabilità di pazienti amputati transtibiali, riducendone il rischio di caduta.
Questo sarebbe un obiettivo importante, perché a ogni caduta vi è il rischio di frattura e di perdere ulteriore qualità di vita.

Nella discussione gli autori provano a capire la ragione di questo risultato. È probabile che il plantare rigido nella calzatura del piede nativo aumenti la propriocezione del paziente, stimolandone l’equilibrio.
Bisogna tenere conto del fatto che alcuni studi hanno individuato un rischio nella gamba sana di un amputato: data la difficoltà della protesi a sostenere lo stesso carico della gamba nativa, quest’ultima è costantemente sottoposta a stress, che può facilmente portare dolore e fastidio.
Ci sarbbe da chiedersi se l’uso del plantare possa in qualche modo agire anche su questo aspetto.

(Lo studio: Sarroca N, Luesma MJ, Valero J, Del Caso MP, Alonso C, Calleja J, Lorenzo T, Bayod J, Lahoz M. Influence of insole material density in the stability of patients with prosthetic unilateral transtibial amputation. Sci Rep. 2022 May 12;12(1):7854. doi: 10.1038/s41598-022-11564-3. PMID: 35552421; PMCID: PMC9098549)

Stefania Somaré