Invasi per protesi transfemorali, in arrivo un nuovo studio

924

Anche la protesi più avanzata rischia di fallire nel suo scopo se non ha un invaso adeguato al paziente. L’invaso è infatti la parte più delicata di qualsiasi dispositivo protesico: l’interfaccia tra il device e il moncone del paziente, spesso caratterizzato da pelle delicata e sensibile e da variazioni di dimensioni nell’arco dell’anno e della vita. Già, in quanto parte del corpo, il moncone cambia: per esempio con il peso del paziente, con la stagionalità, magari confiandosi in estate, e ancora con l’età e i mutamenti dell’apparato osseo e muscolare.

Il problema è che se l’invaso non è adeguato alle caratteristiche del moncone il paziente si sente a disagio e, spesso, il moncone si ferisce e piaga. Proprio per questo la tematica è oggetto di ricerca, anche perché vi sono evidenze che i pazienti amputati riducono la propria attività fisica, il che può avere ricadute sulla salute di altri apparati, come quello cardiocircolatorio e metabolico.

L’Università di Pittsburg ha pubblicato un protocollo di studio che si pone tre obiettivi: indagare la relazione tra meccanica interna all’invaso e sensazione di comfort e funzionalità di amputati transfemorali; identificare test clinici che aiutino a snellire il processo di ideazione dell’invaso; valutare l’efficacia e il costo di un nuovo processo di ottimizzazione dell’invaso basato su dati quantitativi.

A tal fine gli autori intendono chiedere ai partecipanti, utenti di protesi transfemorali, di camminare sul tapis roulant indossando prima il proprio invasi e, poi, 8 differenti invasi differenti per misure strutturali, così da verificare se questi inducano cambiamenti nella mobilità residuale dell’arto, nell’affaticamento della pelle e nella distribuzione della pressione all’interno dello stesso invaso.

Ognuno di questi aspetti verrà misurato con opportuni strumenti; per esempio, le meccaniche residuali dell’arto nell’invaso verranno individuate con una radiografia biplanare e da sensori di pressione. Importante sarà l’opinione dell’utente rispetto alla comodità dei vari invasi utilizzati e alla loro funzionalità.

Ogni step dello studio è necessario per poter condurre il successivo. Così, una volta ottenute le misurazioni al tapis roulant, gli autori cercheranno test clinici adatti a capire da subito come creare l’invaso per uno specifico paziente. Da qui creeranno e verificheranno l’efficacia di un nuovo processo di progettazione, capace di ottenere invasi adatti ai pazienti in minor tempo e, possibilmente, con un risparmio di risorse economiche.

L’obiettivo principale è di consentire a un numero sempre maggiore di amputati transfemorale la possibilità di vivere una vita attiva, magari praticando anche sport, a tutto vantaggio sia della qualità di vita che della salute nel suo insieme. Un buon invaso, inoltre, ridurrebbe i rischi di lesione al moncone, correlati a dolore e difficoltà di movimento. Considerando che gli amputati transfemorali non sono così rari, raggiungere l’obiettivo sarebbe di aiuto a parecchie persone.

(Lo studio: Anderst W, Fiedler G, Onishi K, McKernan G, Gale T, Paulus P. Within-subject effects of standardized prosthetic socket modifications on physical function and patient-reported outcomes. Trials. 2022 Apr 12;23(1):299. doi: 10.1186/s13063-022-06205-z. PMID: 35413866; PMCID: PMC9006565)

Stefania Somaré