Infezione periprotesica, ridurre i tempi operatori

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L’infezione periprotesica è tra le più gravi complicanze che possono seguire un intervento di artroplastica e una delle prima cause di revisione dell’intervento. Il processo di guarigione è lungo e richiede grande esperienza da parte del team di cura e pazienza da parte del soggetto coinvolto.
Senza contare i costi sanitari associati. Sarebbe quindi utile poter prevedere quali, tra gli individui sottoposti ad artroplastica, corrono maggior rischio di sviluppare questo tipo di infezione, così da programmare dei follow-up personalizzati.

Uno studio finlandese valuta proprio quali sono le caratteristiche del soggetto, e del contesto in cui avviene l’intervento, che aumentano il rischio di infezione periprotesica postoperatoria, concentrandosi in particolare sulla popolazione inclusa nel “Registro Finlandese di Artroplastica” e sull’articolazione del ginocchio.
Il Registro era già stato sottoposto a una precedente analisi, nel 2014, per valutare fattori come BMI dei pazienti, approccio chirurgico, tipo di anestesia utilizzata e così via e il loro impatto sugli outcome, ma non si era posta attenzione al tema di questo nuovo studio. Solo nel 2020, il Registro conteneva 12.692 pazienti sottoposti a TKA primaria, operati tra 25 ospedali pubblici di grandi dimensioni e 10 ospedali privati, più piccoli. Nello stesso anno, le revisioni sono state 1.015, nel 30% dei casi dovute proprio a infezione periprotesica.

Gli autori hanno scelto di valutare un periodo di tempo più ampio, compreso tra il 2014 e il 2020: il pool di partenza di pazienti è quindi di 62.087, dei quali 484 sottoposti a revisione per infezione periprotesica entro un anno dall’intervento.
Lo studio ha preso inizialmente in considerazione 25 fattori possibilmente responsabili delle infezioni: età del paziente; diagnosi preoperatoria; precedente intervento; intervento bilaterale simultaneo; approccio chirurgico; sanguinamento intra-operatorio; durata dell’intervento; tipologia di anestesia; tipo di fissazione; uso o meno del drenaggio; complicanze durante l’intervento; allineamento cinematico; volume annuale di interventi dell’ospedale; livello di istruzione del chirurgo; livello di istruzione del chirurgo assistente; uso di telo sterile per l’incisione; profilassi antibiotica utilizzata; profilassi anti-trombotica utilizzata; farmaci antifibrinolitici utilizzati; uso di profilassi meccanica contro i trombi; uso di calza chirurgica.

Una volta effettuate le analisi statistiche e averle aggiustate per ridurre le possibili interferenze, sono emersi alcuni importanti fattori di rischio, alcuni legati al paziente, come BMI alto, genere maschile, un’alta classe ASA e presenza di fratture intorno al ginocchio, e altre al team operatorio e ad alcune scelte di intervento, come lunghezza operatoria, uso di anestesia generale o di enoxaparina come profilassi antitrombotica.
Emerge, inoltre, che per ridurre il tasso di queste infezioni è importante ridurre il tempo operatorio, il che richiede una maggiore esperienza da parte del chirurgo, e utilizzare un telo sterile per l’incisione. Allo studio hanno contribuito l’Università di Turku, con ospedale associato, l’Università di Tampere e gli Ospedali Universitari di Kuopio, Oulu e Helsinki.

(Lo studio: Keemu, H., Alakylä, K. J., Klén, R., Panula, V. J., Venäläinen, M. S., Haapakoski, J. J., Eskelinen, A. P., Pamilo, K., Kettunen, J. S., Puhto, A.-P., Vasara, A. I., Elo, L. L., & Mäkelä, K. T. (2023). Risk factors for revision due to prosthetic joint infection following total knee arthroplasty based on 62,087 knees in the Finnish Arthroplasty Register from 2014 to 2020. Acta Orthopaedica, 94, 215–223. https://doi.org/10.2340/17453674.2023.12307)