Impatto del Covid-19 sulla gestione chirurgica sarcomi ossa e tessuti molli

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Una review sistematica della letteratura ha indagato come il Covid-19 abbia impattato sulla gestione chirurgica di pazienti con neoplasia ai tessuti molli e alle ossa.
Sono stati coinvolti i Dipartimenti di Ortopedia del dott. Sardjito General Hospital (Yogyakarta) e del dott. Soetomo General Hospital (Surabaya), e le rispettive università, Gadjah Mada e Airlangga.

Basandosi sul metodo PRISMA, gli autori di questo lavoro hanno selezionato 26 studi, condotti in vari Paesi del mondo, ovvero in Stati Uniti, Giappone, India, Filippine, Austria, Portogallo, Grecia, Regno Unito, Francia e anche Italia.
Il primo aspetto che gli autori hanno voluto indagare è il tempo intercorso tra la diagnosi di sarcoma primario e l’intervento chirurgico di rimozione. Hanno così potuto evidenziare netti ritardi rispetto all’epoca prepandemica.

Avendo meno risorse a disposizione, e vivendo in un momento storico in cui i regolamenti di contenimento del Covid-19 cambiavano rapidamente, in quasi tutti i Paesi coinvolti i pazienti sono stati operati anche con un ritardo che va da 24 ore a 12 settimane, a seconda del caso.

In più di uno studio è stato descritto un metodo di prioritizzazione basato sulla gravità del caso, con priorità data proprio ai pazienti con sarcoma primario. Questa situazione ha portato quasi a un paradosso: soprattutto nei Paesi a medio reddito, c’è stato un aumento di trattamenti chirurgici per questi pazienti. Spesso è però cambiato l’approccio chirurgico: sembra vi sia stato un maggior uso delle amputazioni rispetto agli interventi di resezione conservativa.

In questo modo, non solo il tempo trascorso in sala operatoria diminuiva, ma la gestione del tumore era spesso facilitata e il rischio di infezione diminuiva. C’è infine da considerare le condizioni in cui questi interventi sono stati condotti: il personale di sala, ivi compreso il chirurgo, erano bardati con vari dispositivi di protezione.

In alcuni casi, ciò può averli limitati nei movimenti e nella visione. Che dire, invece, della chemioterapia o radioterapia adiuvante? Nei protocolli tradizionali, questi due strumenti sono utilizzati prima dell’intervento per ridurre la massa da asportare, ma durante la pandemia i pazienti risultanti positivi al Sars-CoV-2 non hanno potuto beneficiare di questo trattamento. Non sappiamo se ciò abbia peggiorato gli outcome degli interventi chirurgici.

Dagli studi analizzati risulta che spesso la chemioterapia o la radioterapia sono state somministrate dopo l’intervento. Basandosi su alcuni dati inerenti la qualità degli outcome ottenuti e il tasso di mortalità, gli autori hanno anche tratto un altro risultato, da prendere però per le pinze: parrebbe che tutte le condizioni sopra riportate abbiano provocato un rialzo della mortalità nei pazienti con sarcoma.

Dato che può essere anche influenzata dal Covid-19, dato che più di un paziente preso in considerazione era infetto ed è morto per le complicanze della nuova malattia virale. Per concludere, gli autori ricordano che parte delle conseguenze dei ritardi diagnostici e di interventi potrebbero vedersi nel tempo, con un aumento di casi con sarcoma grave. Se ciò è vero, potrà dirlo solo il tempo.

(Lo studio: Putro YAP, Magetsari R, Mahyudin F, Basuki MH, Saraswati PA, Huwaidi AF. Impact of the COVID-19 on the surgical management of bone and soft tissue sarcoma: A systematic review. J Orthop. 2023 Apr;38:1-6. doi: 10.1016/j.jor.2023.02.013. Epub 2023 Feb 25. PMID: 36875225; PMCID: PMC9957659)