Il recupero della mano in pazienti con ictus, una proposta dagli Usa

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(foto di andreas160578 da Pixabay)

Dati pubblicati sul sito del Ministero della Salute dicono che ogni anno in Italia si verificano circa 90.000 episodi di ictus, il 20% dei quali sono recidive. Solo il 25% guarisce completamente, gli altri diventano portatori di una disabilità, spesso così grave da minarne l’autonomia. Non a caso, l’evento ictus è riconosciuto come la prima causa di disabilità al mondo.
Parlando di disabilità, quasi i ¾ di questi pazienti perdono funzionalità sensomotoria all’arto superiore, in particolare alla mano.

L’evidenza scientifica dice che queste disabilità possono in parte essere recuperate con un training riabilitativo intensivo, spesso condotto in parte in ambulatorio, sotto la supervisione del fisioterapista, e in parte a casa. La richiesta è infatti troppo elevata per trovare risposta solo in sessioni guidate.

Un recente studio statunitense valuta gli effetti di una combinazione tra un programma di esercizi domiciliare e un dispositivo in grado di emanare lievi stimoli vibratori a frequenza casuale a livello del polso: stimoli che vengono recepiti dai meccanocettori della cute e vanno quindi a lavorare sui neuroni sensitivi della corteccia cerebrale. Delle dimensioni di un orologio, questo dispositivo è già stato testato in laboratorio, dando esiti positivi in termini di recupero di tatto, destrezza e movimento della mano.

Il team di ricerca ha quindi voluto valutarne l’azione su alcuni pazienti, avviando uno studio randomizzato controllato pilota. Sono 12 i soggetti coinvolti, tutti con stroke cronico. Tutti hanno seguito un programma di 4 settimane così strutturato: a inizio settimana il paziente viene valutato dallo specialista e, insieme a lui, seleziona alcuni esercizi da svolgere nei giorni seguenti scegliendoli da una lista già pronta, basati su azioni di cura di sé, della casa, o legati a una passione, e divisi in due grandi categorie: manipolazione e presa di un oggetto.

Ogni soggetto ne seleziona 2 per categoria, impegnandosi a effettuare 50 ripetizioni per ognuno per 5 giorni, per un totale settimanale di 1000.

In aggiunta, tutti i partecipanti hanno ricevuto il dispositivo indossabile, con la richiesta di indossarlo almeno 8 ore al giorno per l’intero periodo di studio. Solo metà di loro ha però ricevuto la stimolazione vibratoria. Per dare traccia del lavoro svolto in autonomia, i pazienti hanno compilato un foglio dedicato, così che, a ogni incontro, con lo specialista si possa anche fare il punto sull’aderenza terapeutica, oltre che sui miglioramenti sensomotori.

In generale solo 2 soggetti hanno eseguito alla lettera quanto richiesto, mentre gli altri non hanno raggiunto il numero di ripetizioni stabilito. Per quanto riguarda l’indossamento del device, invece, l’aderenza è stata alta: d’altronde, non richiede alcuno sforzo, al contrario dell’allenamento.

Arrivando, invece, agli esiti funzionali, misurati con il “SIS Hand domain scores”, si osserva un effetto interessante: il miglioramento va di pari passo con il numero di ripetizioni settimanali eseguite solo nel gruppo che ha ricevuto le vibrazioni.

Risultato che supporta la sinergia tra dispositivo vibratorio ed esercizi domiciliari, dando il là a uno studio più ampio. Il lavoro è stato condotto dalla Medical University of South Carolina in collaborazione con il Ralph H. Johnson VA Health Care System di Charleston.

(Lo studio: Scronce G, Ramakrishnan V, Vatinno AA, Seo NJ. Effect of Self-Directed Home Therapy Adherence Combined with TheraBracelet on Poststroke Hand Recovery: A Pilot Study. Stroke Res Treat. 2023 Mar 8;2023:3682898. doi: 10.1155/2023/3682898. PMID: 36936523; PMCID: PMC10017223)