I vantaggi della tecnica SuperPATH

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Dal 2016 l’ASST Valle Olona ha adottato la tecnica SuperPATH (Superior Percutaneously Assisted Total Hip) per la protesizzazione dell’anca di primo impianto.
In questi anni più di 600 pazienti hanno potuto godere dei vantaggi di questa tecnica, descritti dal dottor Marco Merlo, direttore dell’Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale di Busto Arsizio (VA): «in passato utilizzavamo una tecnica che sacrificava i tendini extra-rotatori e la capsula articolare.
Oggi la SuperPath è la tecnica d’elezione che utilizziamo in tutti i casi di intervento di artroprotesi d’anca, che l’indicazione sia artrosi, necrosi della testa femorale o frattura.
La casistica in nostro possesso ci permette di confrontare i dati relativi al decorso postoperatorio e alle complicanze in entrambe le tecniche utilizzate.
Le differenze più significative le abbiamo riscontrate nei giorni di degenza in ospedale: da 16 giorni siamo passati a 9. Ciò è consentito dal rapido recupero funzionale: il paziente deambula il giorno dopo l’intervento.
Non sono previste limitazioni particolare sulla mobilità articolare e non vengono utilizzati gli abituali accorgimenti anti-lussazione (cuscino fra le gambe, alza-water ecc.)».

Inoltre, il dolore postoperatorio è ridotto da una scala VAS (scala analogica del dolore) 7 all’attuale 4, mentre «il tasso di trasfusioni ematiche post-operatorie è crollato del 40% rispetto alla tecnica convenzionale postero-laterale. Infine L’HHS, punteggio legato a diversi parametri considerati quali dolore, mobilità articolare, capacità funzionali, a 3 mesi dall’intervento è decisamente migliore: 88 contro 80 della tecnica usata in precedenza».

L’équipe dell’Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale di Busto Arsizio (Varese)

Con la tecnica SuperPATH si preservano i muscoli, i tendini e la capsula articolare, restituendo al paziente un’articolazione il più possibile simile a un’anca fisiologica.
I vantaggi si sentono anche sul piano del recupero post operatorio: i bastoni canadesi vengono utilizzati per non più di un mese e il paziente riesce a tornare all’attività lavorativa in tempi brevi, mentre a 20 giorni dall’intervento può riprendere a guidare l’automobile.

«Per quanto riguarda l’attività sportiva, invece, gli sport a basso impatto, come ciclismo, nuoto, tennis, golf, corsa leggera e trekking, possono essere ripresi in tempi rapidi, mentre viene richiesta maggiore cautela per gli sport di contatto, come calcio, pallavolo, basket e, sci», conclude il dottor Merlo.

Stefania Somaré

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