Fratture vertebrali da compressione e corsetto

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A livello internazionale non c’è accordo tra gli specialisti su quale sia la strategia conservativa migliore per trattare le fratture vertebrali da compressione.
Un team statunitense ha allestito una revisione per chiarificare il ruolo del corsetto.

Nel complesso, le fratture da fragilità sono destinate a crescere nei prossimi anni, in linea con l’invecchiamento della popolazione, arrivando a superare i 5,3 milioni annuali entro il 2030. Anche i costi, già elevati, sono destinati a lievitare, partendo dagli attuali 56.9 miliardi di euro l’anno. Le zone più colpite dalle fratture da osteoporosi sono il femore e le vertebre.

Secondo le statistiche fornite nel 2021 dall’International Osteporosis Foundation, in Europa nel 2019 si sono verificate più di 3 milioni e mezzo di fratture vertebrali da fragilità.
La strategia di trattamento di queste fratture è multimodale e va calibrata a seconda del paziente e va dal trattamento conservativo a interventi chirurgici di vertebroplastica o cifoplastica.
Questi ultimi due interventi non sono però per tutti: è necessario che la frattura sia recente e venga diagnosticata precocemente.

Questo è un limite, perché spesso i pazienti non si recano subito in Pronto Soccorso a seguito di cadute e fratture. Per questa ragione, nella maggioranza dei casi la via di trattamento utilizzata è conservativa. Peccato che non ci sia ancora un accordo generale su quale intervento conservativo sia più efficace.

Pochi gli studi coinvolti nella revisione

Esiste, in particolare, un certo disaccordo rispetto all’utilità di utilizzare un corsetto per stabilizzare la colonna e consentire alle vertebre di guarire.
Gli studi non randomizzati presenti in letteratura, ovvero la maggioranza, forniscono infatti indicazioni discordanti: alcuni trovano l’uso di ortesi utili, mentre altri no. Per questa ragione, un team di ricerca del Dipartimento di Chirurgia Ortopedica dell’Università del Michigan ha condotto una revisione sistematica della letteratura e una metanalisi, cercando solo studi randomizzati e controllati.

Partiti da 1,502 articoli, i revisori ne hanno selezionati 3, per un totale di 447 pazienti, nel 96% donne. Un dato che non dovrebbe stupire, dato che l’osteoporosi è in primis una patologia che colpisce le donne, in particolare con l’avvento della menopausa; ma questa percentuale dipende anche dal fatto che uno dei 3 studi è stato condotto solo su pazienti donne.
Il numero di studi può essere considerato basso, ma gli autori ne sottolineano l’alta qualità di partenza e la dimensione totale del campione, che è comunque interessante. Il campione risulta, inoltre, omogeneo. I parametri presi in considerazione per il confronto sono il dolore, la funzionalità della colonna e la qualità di vita.

Il corsetto può aiutare?

Venendo al corsetto, due degli studi inclusi nella revisione dividono i pazienti in 3 gruppi: quelli che usano un corsetto rigido, quelli che utilizzano un corsetto morbido e quelli che non usano tutore. Il terzo studio, invece, mette a confronto l’efficacia di un corsetto rigido con quella di un corsetto morbido.

Di fatto, questo lavoro statunitense può fornire indicazioni relative a entrambi i tipi di corsetto… e in effetti, gli autori giungono a stabilire che, con evidenza moderata, il corsetto rigido potrebbe favorire la riduzione del dolore in pazienti con frattura vertebrale da compressione, ma il periodo di indossamento deve essere di 6 mesi… un periodo lungo, che non è detto un anziano sia disposto ad accettare.

Tuttavia, la revisione non trova differenze negli esiti dati dal corsetto morbido, più facile da accettare rispetto a quello rigido… un’alternativa da considerate, quindi. Non si sono trovate differenze date dai due corsetti, o dall’uso degli stessi rispetto al non uso, in merito a parametri radiografici, uso di oppioidi per la gestione del dolore, funzionalità e qualità di vita nel corto o lungo periodo.

(Lo studio: Squires M, Green JH, Patel R, Aleem I. Clinical outcomes after bracing for vertebral compression fractures: a systematic review and meta-analysis of randomized trials. J Spine Surg. 2023 Jun 30;9(2):139-148. doi: 10.21037/jss-22-78. Epub 2023 Mar 17. PMID: 37435330; PMCID: PMC10331504)