Nel giugno 2020 un gruppo di ricercatori finlandesi ha pubblicato uno studio che metteva in evidenza come, in pazienti con fratture scomposte di omero, la fissazione chirurgica non desse outcome a 12 mesi migliori rispetto al trattamento conservativo con tutore. Lo studio si chiamava FISH e coinvolgeva 82 pazienti.

A distanza di qualche mese, lo stesso team ha proposto un secondo lavoro che indaga un altro problema di questo tipo di fratture: in alcuni casi il trattamento conservativo non è sufficiente e occorre intervenire chirurgicamente in un secondo tempo (Rämö L, Paavola M, Sumrein BO, Lepola V, Lähdeoja T, Ranstam J, Järvinen TLN, Taimela S; FISH Investigators. Outcomes With Surgery vs Functional Bracing for Patients With Closed, Displaced Humeral Shaft Fractures and the Need for Secondary Surgery: A Prespecified Secondary Analysis of the FISH Randomized Clinical Trial. JAMA Surg. 2021 Apr 14. doi: 10.1001/jamasurg.2021.0906. Epub ahead of print. PMID: 33851991).

Gli autori hanno quindi riconsiderato il gruppo di pazienti che in FISH era stato trattato con il tutore funzionale, verificando quanti hanno avuto problemi di guarigione trattati con una fissazione chirurgica: il risultato è importante, circa uno su tre.
Gli autori suggeriscono quindi di porre molta attenzione non solo al decidere come intervenire per trattare la frattura, ma anche a come comunicare la situazione: se infatti il tutore potrebbe bastare per 2 pazienti su 3, resta il fatto che tutti devono essere consapevoli che in taluni la guarigione richiede un intervento chirurgico.

In questo modo anche il paziente potrà essere parte attiva nella decisione medica che lo riguarda. Da evidenziare, in ogni caso, che lo studio FISH ha coinvolto un numero di pazienti troppo piccolo perché i suoi risultati possano essere considerati una evidenza: occorrerebbe probabilmente ampliare la coorte di studio.

Stefania Somaré

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