Una frattura distale di femore necessita di intervento chirurgico per la guarigione.
Purtroppo, però, alcuni soggetti vanno incontro a mancata guarigione post intervento.
Si parla, in questi casi, di fratture non union, ossia che non si saldano.

Uno studio retrospettivo sudcoreano ha confrontato il tasso di non union legato a due tecniche operatorie, la fissazione con piastra di compressione bloccante (LCP) e la fissazione con chiodo intra-midollare retrogrado (RIMN) (Yoon, B., Park, I.K., Kim, Y. et al. Incidence of nonunion after surgery of distal femoral fractures using contemporary fixation device: a meta‐analysis. Arch Orthop Trauma Surg (2020), https://doi.org/10.1007/s00402-020-03463-x).

Lo studio ha preso in considerazione quattro articoli comparativi tra le due tecniche e 38 incentrati invece su una sola di queste.
In totale, sono stati inclusi 2156 femori, dei quali 166 non sono guariti.

I dati sono stati analizzati statisticamente: i risultati della meta-analisi hanno segnalato un tasso di non union simile tra le due tecniche, pari al 6% per la LCP e il 4% per il RIMN.
In qualche modo lo studio conferma che esiste una percentuale di pazienti che non guariscono dopo l’intervento di fissazione per frattura distale del femore: percentuale che non dipende dalla tecnica chirurgica scelta.

Stefania Somaré

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