In alcuni pazienti sottoposti a chirurgia spinale può essere utile calcolare il rapporto tra i vantaggi dell’intervento e i possibili outcome negativi, così da scegliere se operare o meno.

Uno studio del Dipartimento di Chirurgia Ortopedica della Duke University (Usa) ha preso in esame lavori presenti in letteratura che descrivevano strumenti di analisi predittiva del rischio da utilizzare in chirurgia spinale (White, H.J., Bradley, J., Hadgis, N. et al. Predicting Patient-Centered Outcomes from Spine Surgery Using Risk Assessment Tools: a Systematic Review. Curr Rev Musculoskelet Med, 2020).

Sono stati selezionati 13 studi, sui quali sono state effettuate le analisi successive, per un totale di 28 strumenti predittivi, alcuni atti a valutare la capacità di ritorno al lavoro, altri atti a valutare il dolore o la disabilità, la qualità di vita, lo stato psicosociale.
Gli studi erano incentrati su interventi spinali a livello cervicale, toraco-lombare e lombare.

I metodi utilizzati per fare previsione si basavano su follow-up che iniziavano dal primo giorno post intervento e arrivavano a 12 mesi, con intervalli differenti tra i diversi articoli.
Inoltre, si può dire che questi strumenti erano tutti di buona qualità e abbastanza funzionali.

Senza entrare troppo nel dettaglio, questa revisione evidenzia come sia possibile individuare dei criteri per scegliere i pazienti più adatti a essere sottoposti a chirurgia spinale, stratificandoli a seconda del rischio di peggiorare la propria condizione nel post intervento.
Occorre, tuttavia, continuare a fare ricerca in questo campo per creare strumenti sempre più precisi e condivisibili e migliorare così la sicurezza della chirurgia spinale nel suo complesso.

Stefania Somaré

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