Fratture da fragilità, un po’ di numeri

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Ottocento milioni di euro l’anno sono l’ammontare dei costi sanitari legati alle fratture da fragilità, un evento tutt’altro che raro nel nostro Paese. A questa cifra vanno aggiunti i costi dei percorsi di riabilitazione, delle visite mediche successive e quelli sociali.

L’Osservatorio Fratture Fragilità-OFF ha presentato i primi dati epidemiologici delle fratture da fragilità, rivelando un quadro tutt’altro che roseo: in Italia l’incidenza di questo evento tra gli over 65 varia tra il 6,7% e il 7,64%, mentre il tasso di morte a 5 anni oscilla tra 49,2% e il 51,95%.

Peggio ancora, ben il 77% dei pazienti che hanno subito una frattura di femore dopo i 50 anni non è stato seguito dopo la guarigione per ridurre la fragilità ossea né, tantomeno, per prevenire altre cadute e fratture. Come per moltissime altre condizioni di salute, in Italia manca una vera continuità assistenziale e, una volta usciti dall’ospedale o dal centro di riabilitazione, il paziente è lasciato totalmente solo a gestire il proprio problema… magari nella non piena consapevolezza di essere a rischio di ulteriori eventi di frattura. È chiaro che occorre modificare cultura e abitudini per farsi carico a 360° di questi pazienti che, spesso, sono persone anziane. Ma non solo. Si ricorda che l’osteoporosi, causa principale della fragilità ossea, può anche essere secondaria a cure mediche, come per esempio all’uso di farmaci nei soggetti sopravvissuti a qualche forma di tumore, tipicamente quella al seno.

Queste donne, è stato ricordato nel corso della giornata di presentazione dei dati, che si è tenuta a Roma il 28 settembre scorso, necessitano di un percorso che le valuti nel loro complesso e non per compartimenti stagni: vanno quindi seguite sia per la patologia oncologica che hanno superato, ma anche per l’osteoporosi che i farmaci anti-tumorali provocano e per molti altri aspetti del loro benessere. Una necessità, quella di una presa in carico olistica e multidisciplinare da parte dei centri esperti, che diventa sempre più pressante, perché ovviamente ogni patologia rischia di avere ricadute su altre parti del sistema corpo.

Sappiamo, per esempio, che in altri Paesi esistono centri per la fragilità ossea dove si effettua l’analisi del passo dei pazienti, per accertarsi che il rischio cadute sia minimo e intervenire in caso contrario, fino ad arrivare a verificare la geometria dei domicilio per rimuovere ogni possibile rischio di caduta: si tolgono tappeti, si riorganizzano spazi e così via.
Un grande aiuto, anche in questo caso, verrebbe dalla Telemedicina, come sottolineato dalla dottoressa Maria Luisa Brandi, fondatrice e presidente di OFF, che nel corso dei mesi scorsi ha utilizzato teleconsulto e televisite con i propri pazienti, ottenendo tra le altre cose una calda accoglienza. Tra le novità introdotte, l’invio di piani terapeutici online, senza richiedere la presenza in ambulatorio del paziente. Per ridurre l’incidenza dell’osteoporosi, occorre lavorare anche sulla prevenzione il che significa su una corretta alimentazione e su un’attività motoria specifica, che aiuti a rinforzare le ossa.

Secondo Elio Rosati, segretario regionale Lazio di Cittadinanzattiva, occorre poi ristrutturare la Sanità riducendo anche la burocrazia che spesso è il primo ostacolo alla realizzazione di una vera continuità assistenziale. Insomma, meno scartoffie da compilare e più azioni da concretizzare.

Stefania Somaré

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