Fragilità: quali le linee guida e raccomandazioni più utili?

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Si prevede che entro il 2050 il 17% della popolazione mondiale avrà più di 65 anni. Essendo la fragilità una condizione che aumenta con l’avanzare dell’età, si deduce che anche il numero di anziani fragili subirà un incremento.

Al momento si stima che 40 anziani ogni 1000 siano da considerarsi fragili, anche se il numero potrebbe essere sottostimato: dipende, infatti, dai parametri utilizzati per definire la fragilità. Di solito si usa il “fenotipo di fragilità fisica”, ma è possibile l'”Indice da deficit cumulativo”, che di norma estende il concetto di fragilità.

In ogni caso, c’è consenso sul fatto che le donne incorrano in fragilità più spesso degli uomini e che ci siano aspetti etnici e sociali che influenzano la fragilità: i neri americani e gli ispanici americani sono più a rischio dei bianchi, non solo nei gruppi a minor entrate economiche.

L’altro aspetto che influenza la fragilità è infatti il reddito, con una correlazione negativa: al crescere del reddito diminuisce il rischio di fragilità. Dati epidemiologici a parte, si avverte la necessità di individuare strategie di gestione della fragilità.

Un recente studio condotto dal Gruppo “Fragilità” dell’ISPRM e pubblicato sull’European Journal of physical and rehabilitation Medicine, valuta la possibilità di implementare le linee guida già esistenti nei diversi sistemi sanitari.

Linee guida già esistenti e valide

A oggi esistono diverse raccomandazioni e linee guida per la gestione della fragilità, ma la loro effettiva implementazione nei sistemi sanitari è ancora difficile. Le barriere esistenti possono essere regionali o addirittura locali: individuarle, analizzarle e superarle è fondamentale.

Il primo passo condotto dal team di lavoro è stato individuare in letteratura tutte le raccomandazioni e le linee guida esistenti sulla fragilità, per poi farle valutare da geriatri indipendenti. Quattro documenti sono stati ritenuti validi e quindi sottoposti alle procedure successive. Questi sono:

  • “WHO Guidelines on Integrated Care for Older People”
  • “FOCUS guidelines”
  • “Asia-Pacific Clinical Practice Guidelines for the Management of Frailty”
  • “ICFSR International Clinical Practice Guidelines for Identification and Management of Frailty”.

Un’analisi ulteriore svela però alcune limitazioni di questi documenti; per esempio le “Asia-Pacific Clinical Practice Guidelines for the Management of Frailty” hanno score bassi per i domini “Coinvolgimento degli stakeholder”, “Rigore di sviluppo” e “Indipendenza editoriale”.

Nonostante queste mancanze, i geriatri coinvolti pensano che queste linee guida possano essere utilizzate per la valutazione degli anziani e la definizione di fragilità. Per favorire il processo, il gruppo ha evidenziato alcuni aspetti da mettere in pratica in merito agli ambiti fondamentali da prendere in considerazione per la presa in carico delle persone fragili, ovvero: programma di cura; screening; gestione farmacologica; supplementi nutrizionali; riabilitazione; stimolazione cognitiva; gestione psico-emotiva e cognitiva; cambiamenti all’ambiente; supporto sociale; One Health; incontinenza urinaria.

Studio: Antoniadou E, Giusti E, Capodaglio P, Han DS, Gimigliano F, Guzman JM, et al. frailty recommendations and guidelines: an evaluation of the implementability and a critical appraisal of clinical applicability by the isprM frailty focus Group. Eur J phys rehabil Med 2024 Apr 24.