Forme giovanili di scoliosi: perché spaventano di più?

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04aLe scoliosi giovanili sono più rare rispetto alle forme adolescenziali, inoltre il percorso terapeutico di questi pazienti è più lungo dato che spesso inizia molti anni prima dell’adolescenza. Queste due caratteristiche della scoliosi giovanile giustificano la povertà dei dati disponibili a oggi sul trattamento di queste forme. I pochi studi fino a ora pubblicati riportano che le forme giovanili sono più aggressive delle forme adolescenziali, in quanto gli studi di lungo periodo hanno mostrato un più alto tasso di chirurgia.
«Partendo da questi dati», afferma Sabrina Donzelli, fisiatra di Isico (Istituto Scientifico Italiano Colonna Vertebrale), «le scoliosi giovanili spaventano di più in quanto vengono considerate a peggior prognosi. Alla luce di queste informazioni, gli esperti hanno la tendenza a essere più aggressivi con le forme giovanili. L’obiettivo primario dello studio che ha vinto il Sosort Award 2014 era proprio verificare se è vero che le forme giovanili portano risultati di fine cura peggiori rispetto alle forme adolescenziali. L’indagine ha messo a confronto due gruppi di individui con scoliosi identici per quel che riguarda l’entità della patologia a inizio trattamento, ma differenti per età della diagnosi. Un gruppo era affetto da scoliosi adolescenziale, l’altro da scoliosi giovanile, ma aveva iniziato il trattamento durante l’adolescenza.
«Tale confronto», riprende Donzelli, «ha evidenziato che i risultati a fine cura non sono diversi nei due gruppi in osservazione. Questo permette di affermare che l’età della diagnosi non può essere considerata fattore prognostico negativo. Non è vero dunque che le forme giovanili sono più aggressive o meno responsive al trattamento. Un trattamento di buona qualità impostato da un team esperto ha le stesse probabilità di avere successo a prescindere dall’età del paziente al momento della diagnosi. I fattori che influiscono sull’evolutività sono altri, come l’entità della deformità e i picchi di crescita. Il periodo a maggiore rischio resta comunque per tutti i pazienti la spinta puberale: le strategie terapeutiche devono tenere sotto controllo questi importanti fattori di rischio».