Exergame nel Parkinson migliorano alcune funzioni motorie e cognitive

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Rigidità muscolare, perdita di equilibrio, tremori, freezing sono tutti sintomi tipici del Parkinson che aumentano il rischio di caduta. Un evento da evitare, se possibile, perché può determinare fratture e incidere negativamente sulla già alterata mobilità dei pazienti.

Se negli anni il percorso terapeutico dei soggetti con Parkinson ha incluso l’attività fisica, in virtù della sua capacità di agire sulla plasticità sinaptica del nucleo striato e, quindi, sul rilascio di dopamina, negli ultimi tempi ci si è accorti della maggior efficacia di un approccio multidisciplinare, nel quale la riabilitazione fisica si associa a compiti cognitivi.

Da questo punto di vista, più gruppi di studio valutano gli exergame come strumenti dal grande potenziale: essi richiedono infatti un ingaggio fisico e cognitivo insieme da parte del paziente e, al tempo stesso, ne stimolano la motivazione a proseguire e l’aderenza terapeutica.

Uno studio pilota randomizzato svizzero mostra gli effetti di un percorso riabilitativo condotto con la sinergia di un exergame su 21 pazienti, ai quali ne sono stati affiancati altri 21 come controllo.
Più nel dettaglio, i soggetti del gruppo di studio hanno seguito un iter riabilitativo tradizionale con l’aggiunta di 5 sessioni la settimana di gioco della durata di 15 minuti circa. La piattaforma utilizzata, Dividat Senso, è classificata come device medico di classe 1 ed è stata sviluppata per l’uso clinico su soggetti anziani.

Grazie ai suoi sensori di pressione, il dispositivo può registrare la forza generata dai movimenti di chi lo utilizza; inoltre, grazie a un algoritmo di intelligenza artificiale, può calibrare la difficoltà di gioco in base allo stato giornaliero del paziente.
Per giocare, i soggetti devono muoversi nelle quattro direzioni dello spazio e agire spostamenti di peso, sempre con impegno anche cognitivo: ciò consente di lavorare su equilibrio e coordinazione, ma anche su concentrazione e capacità esecutiva.

I primi aspetti a essere indagati sono fattibilità e sicurezza dell’exergame nella popolazione coinvolta e l’aderenza terapeutica, che gli autori riportano essere del 96.5%. Pochi i casi di assenza, per lo più dovuti ad appuntamenti medici non rimandabili e a casi di fatica e bradicinesia estrema.

Queste considerazioni, unite all’assenza di eventi avversi durante le sessioni e a un generale divertimento da parte dei partecipanti, indicano l’uso degli exergame come fattibile e sicuro. Anche la dose sperimentata sembra essere adeguata agli obiettivi e gestibile dai pazienti. Per quanto riguarda gli esiti fisici e cognitivi raggiunti, questi sono simili a quelli del gruppo di controllo, se non migliori.

In particolare, i pazienti trattati anche con exergame hanno avuto migliori performance nel 5xStS test e nel Short Physical Performance Battery, usati per valutare la funzionalità degli arti inferiori, e in un paio di test cognitivi. Questi primi esiti necessitano di essere rivalutati su un numero maggiore di pazienti con Parkinson e anche in contesti differenti. Tuttavia, sono stimolanti e in linea con altri risultati già presenti in letteratura.

(Lo studio: Jäggi, S., Wachter, A., Adcock, M. et al. Feasibility and effects of cognitive–motor exergames on fall risk factors in typical and atypical Parkinson’s inpatients: a randomized controlled pilot study. Eur J Med Res 28, 30 (2023). https://doi.org/10.1186/s40001-022-00963-x)

Stefania Somaré