Curve scoliotiche tra 40° e 50°, come intervenire dopo la maturità ossea

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Circa il 3% della popolazione sviluppa, nel corso della vita, la scoliosi, una deformazione della colonna definita nell’80-85% dei casi come idiopatica.
Nell’80% dei casi l’esordio avviene in età pediatrica: se prima dei 3 anni si parla di scoliosi infantile: una patologia che colpisce più i maschi ed è generalmente più aggressiva; tra i 3 e i 10 anni di parla di scoliosi giovanile, probabilmente la più diffusa; dopo i 10 anni si parla di scoliosi adolescenziale.

La scoliosi è grave solo in 0.5 casi su 1000. A determinare la gravità della scoliosi concorrono vari parametri, tra cui l’angolo di Cobb: il tentativo del percorso terapeutico è evitare che questo superi i 50°, presi come limite oltre il quale la deformità della colonna proseguirà anche dopo la completa maturazione dello scheletro.
E se la scoliosi nel ragazzo non determina sintomi, nell’adulto si associa a dolore e disabilità; per questa ragione, sopra i 50° di deviazione della colonna si tende a intervenire chirurgicamente.

Esiste però ancora il dubbio, in letteratura, di quale sia il destino di scoliosi che arrivano alla maturità ossea con curve comprese tra i 40° e i 50°.
A questi casi è dedicato un lavoro del Dipartimento di Ortopedia e Traumatologia della Facoltà di Medicina Li Ka Shing dell’Università di Hong Kong.

Lo studio è di carattere retrospettivo e coinvolge 73 pazienti giunti alla maturità dello scheletro, seguiti per una media di 11 anni di follow-up con visite quantomeno annuali, se non più frequenti.

A seconda della progressione della curva, questi sono stati suddivisi in due gruppi: nessuna progressione, per aumenti di deformità inferiori ai 5°… e in progressione, per aumenti superiori. Questi ultimi sono stati divisi ulteriormente in base alla progressione media annua, se superiore o inferiore ai 2°.

Nel complesso, la maggior parte dei soggetti è andato incontro a una progessione, ovvero il 61.6%. Tra questi, chi ha avuto una progressione lenta ha visto crescere la curva di 1.47° ± 1.22° l’anno, in media, mentre chi l’ha avuta rapida ha subito aumenti di 3.0° ± 1.2° l’anno.

Gli autori hanno quindi cercato indicatori che possano aiutare i clinici a capire chi andrà incontro a una progressione, così da poter pianificare un follow up più serrato e mettere in previsione un intervento di fusione.

I due aspetti cui prestare attenzione sembrano essere la presenza di incuneamento vertebrale apicale toracico e l’aumento dello squilibrio coronale, misurato con filo a piombo a partire da C7 sulla linea vertebrale sacrale centrale.

Questo secondo aspetto, anzi, pare indicare chi subirà progressioni rapide. Da un punto di vista statistico, i due fattori, insieme, hanno una specificità predittiva del 93.7% e una sensibilità del 64.5%.

I risultati dovranno essere confermati su un campione più grande, ma nel complesso gli autori concludono suggerendo un iter annuale di follow-up per la maggior parte dei pazienti con curve comprese tra 40° e 50° alla maturità ossea, con riserva di individuare quelli a maggior rischio di progressione rapida per osservarli più spesso.

(Lo studio: Yu, Sze-Hon1; Ng, Cheuk-Man1; Pui-Yin Cheung, Jason MD, MS, MMedSc, PDipMDPath, Med, FRCSEd1; Ka-Hon Shea, Graham MBBS, PhD, FRCSEd1,a. Post-Maturity Progression in Adolescent Idiopathic Scoliosis Curves of 40° to 50°. The Journal of Bone and Joint Surgery (:10.2106/JBJS.22.00939, January 23, 2023. | DOI: 10.2106/JBJS.22.00939)

Stefania Somaré