Exergame e attività fisica in sedia a rotelle

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L’uso degli exergame a fini riabilitativi è sempre più riconosciuto come vantaggioso da parte della comunità scientifica, per via della capacità degli strumenti ludici di coinvolgere l’utente. Occorre però individuare le categorie di pazienti che possono trarne beneficio al meglio.

Un team di ricerca norvegese si è concentrato su pazienti costretti in sedia a rotelle da una lesione spinale (SCI). Si tratta di soggetti fragili che riducono al massimo l’attività motoria, correndo il rischio di incorrere in patologie sistemiche gravi, soprattutto cardiovascolari.
Per ovviare a questo problema sono state sviluppate linee guida specifiche che raccomandano di dedicare all’esercizio aerobico d’intensità alta o moderata almeno 20 minuti al giorno due volte a settimana.
Alla lunga, tuttavia, è difficile mantenere una compliance da parte del disabile.

Compliance che può essere invece maggiormente stimolata dagli exergame. Sorgono però alcune domande. Qual è la giusta intensità da proporre, in termini di % di picco di VO2 e % di picco di HR? Ci sono tipologie di gioco che vanno preferite? Qual è il ruolo dei livelli di attività cardiovascolare e del grado di lesione spinale del soggetto?
A queste domande ha cercato di rispondere lo studio “Exercise intensity during exergaming in wheelchair-dependent persons with SCI”, condotto dal Sunnaas Rehabilitation Hospital di Nesoddtangen in collaborazione con il Centre for Health and Technology dell’University of South-Eastern Norway (USN) di Drammen.

Il campione selezionato è piccolo, 24 persone con un livello di SCI minore/uguale a 5. I soggetti hanno prima di tutto eseguito un test da sforzo massimale presso il Laboratorio di Fisiologia Clinica dell’ospedale per poi provare i tre giochi parte del protocollo riabilitativo. Successivamente è iniziato lo studio vero e proprio.

Ognuno dei giochi proposto viene praticato con una console differente: Fruit Ninja su una Xbox Kinect che richiede un controllo basato sul movimento del corpo; Boxing su una Nintendo Wii che si comanda tenendo in mano dei controller e mimando le azioni dell’avatar; VR boxing su Oculus Rift, il cui controllo è simile a quello della Wii.

Il protocollo prevede una durata di 15 minuti per ogni attività, intervallate da 5 minuti di riposo, e un ordine casuale. Quando necessario, i controller sono stati attaccati con del velcro alle mani dei pazienti, così come si sono usati stabilizzatori per la testa in chi ha problemi di postura.

Gli autori hanno misurato la VO2, la HR e la produzione di lattati durante la sessione di gioco. Si è inoltre deciso di non fornire feedback motivazionali.

La quasi totalità dei partecipanti ha portato a termine le sessioni da 45 minuti, anche se alla fine molti erano esausti, senza fiato o completamente sudati. Dei 45 minuti di allenamento, tra 31 e 45 minuti sono stati svolti a intensità alta o moderata per la VO2. Inoltre, gli autori osservano che i tre giochi sono equivalenti in quanto a intensità di gioco. Per quanto riguarda la HR, il tempo giocato ad intensità alta o moderata è circa di 28 minuti.

In entrambi i casi, sufficienti a coprire i 20 minuti raccomandati dalla linea guida. A quanto sembra, né la capacità cardiorespiratoria, né il grado di lesione del paziente influenzano la capacità di eseguire i giochi selezionati a livelli alti o moderati. Lo studio suggerisce, quindi, gli exergame come un buono strumento per stimolare l’attività fisica in pazienti con SCI costretti in sedia a rotelle.

Qualora l’attività venga svolta a domicilio occorre prendere delle precauzioni, per mettere in sicurezza il paziente. Inoltre, gli autori suggeriscono un sistema per tenere sotto controllo la frequenza respiratoria, per essere certi che il lavoro venga svolto a media o alta intensità. In alcuni casi, potrebbe essere utile affiancare al paziente un fisioterapista territoriale. Ulteriori studi potranno confermare quanto evidenziato da questo lavoro.

(Lo studio: Wouda, M.F., Gaupseth, JA., Bengtson, E.I. et al. Exercise intensity during exergaming in wheelchair-dependent persons with SCI. Spinal Cord (2023). https://doi.org/10.1038/s41393-023-00893-3)