Dolore al tallone, quale soluzione per quale paziente?

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Il dolore calcaneare è tra i più diffusi nella popolazione e necessita di interventi efficaci poiché comporta una notevole riduzione della qualità di vita e della funzione motoria. La letteratura individua una serie di fattori scatenanti questa condizione, tra cui il sovrappeso, i lavori che richiedono di stare molte ore in piedi e l’abitudine alla corsa.

La tallonite può essere conseguente, per esempio, a una più diffusa fascite plantare o a tendinopatie specifiche, come quella inserzionale del tendine di Achille, così come alla presenza di deformità ossee tipiche della malattia di Haglund, ma questi sono solo alcuni esempi.
A seconda della causa scatenante si interviene in modo differente. Tra le varie tipologie di intervento c’è anche la prescrizione di plantari su misura, atti a ridurre il carico del piede sul tallone per favorirne la guarigione, ma non solo. Questa modalità di intervento non sempre porta a esiti favorevoli.

Uno studio olandese, condotto presso il Centro Ospedaliero Universitario Erasmus di Rotterdam, ha cercato di rispondere alla domanda: possiamo capire a quali pazienti può essere utile il plantare, oppure no? Poter dare una risposta affermativa a questo quesito permetterebbe infatti di efficientare il processo terapeutico, oltre che si risparmiare risorse umane ed economiche: i plantari su misura sono più costosi di quelli commerciali e comunque richiedono il lavoro di un tecnico esperto. Gli autori hanno quindi rimesso mano ai dati di un precedente studio randomizzato che aveva coinvolto 139 pazienti con dolore al tallone: 70 trattati con plantari su misura e 69 con plantari commerciali, privi di caratteristiche terapeutiche.

Gli autori hanno preso in considerazione informazioni demografiche dei partecipanti, i sintomi sperimentati, il range di movimento di caviglia e piede, la presenza o meno di dolore neuropatico, le caratteristiche della goccia navicolare, l’attività fisica svolta e la presenza di altre patologie nei 12 mesi precedenti lo studio. Fatto ciò, gli autori hanno calcolato lo score Foot Function Index (FFI) dopo 26 settimane di trattamento e hanno cercato di associarlo a particolari caratteristiche dei pazienti in grado di facilitare la predizione del successo o meno dell’intervento terapeutico. Lavorando in questo modo gli autori hanno trovato due variabili efficaci: il genere femminile e l’avere, all’inizio del trattamento, un minore FFI.
In altre parole, le donne sembrano avere maggiori probabilità di migliorare dal trattamento con un plantare, così come chi parte con più limitazioni funzionali del piede. Interessante osservare che gli autori non hanno trovato differenze negli esiti tra l’uso di plantari su misura e plantari commerciali. In ogni caso, si suggerisce di tenere in conto il valore di FFI e il genere quando si decida per un trattamento conservativo del dolore calcaneare con plantari.

(Lo studio: Rasenberg N, Dijkgraaf LJM, Bindels PJ, Bierma-Zeinstra SM, van Middelkoop M. Can we predict which patients with plantar heel pain are more likely to benefit from insoles? A secondary exploratory analysis of a randomized controlled trial. J Foot Ankle Res. 2022 Feb 10;15(1):14. doi: 10.1186/s13047-022-00516-9. PMID: 35144668; PMCID: PMC8830116)

Stefania Somaré