Distorsione di caviglia, iniziare la riabilitazione il prima possibile

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La distorsione di caviglia è probabilmente il trauma ortopedico più frequente: essa interessa non solo atleti di varie discipline, dal volley al calcio e al basket, ma anche persone comuni che possono incorrervi semplicemente camminando su una superficie irregolare o posando male il piede a terra dopo un salto. In alcuni casi la distorsione avviene a causa di una caduta. Quando si parla di sport, la distorsione di caviglia è il primo tra i traumi, rappresentando circa il 20% di tutte le lesioni sportive.

A seconda della severità della distorsione il paziente deve tenere a riposo l’articolazione per un po’ di giorni per poi tornare a utilizzarla gradualmente. Utile senza dubbio l’uso del ghiaccio, se necessario anche di antinfiammatori locali oppure orali, e per gli sportivi professionisti o che vogliano riprendere rapidamente l’attività sportiva si può mettere in conto l’uso di terapie fisiche. Senza un corretto piano riabilitativo, però, si rischia che l’articolazione si indebolisca, andando incontro a rapide recidive.

Uno studio, incentrato in ambito militare, pone l’attenzione su questo aspetto. Sembra che negli Stati Uniti questo trauma sia la principale causa di allontanamento dai propri doveri di un militare. Tra il 2006 e il 2015, viene sottolineato nell’introduzione dell’articolo, ben 329.702 soldati semplici e 30.554 ufficiali hanno subito una distorsione laterale, in molti casi aprendo una stagione di frequenti recidive. Inoltre, nel 40% di questi soggetti già dopo la prima distorsione si è instaurata una condizione di instabilità cronica.

Tutto ciò porta fastidi non solo ai singoli militari e ai loro commilitoni, ma ha anche dei risvolti economici interessanti, con una spesa militare e civile che si aggira tra gli 11.7 e i 90.9 milioni di dollari. Ecco allora che ricercatori di varie realtà USA hanno allestito questo studio retrospettivo per verificare se vi sia relazione tra l’esistenza di un percorso riabilitativo, i tempi entro i quali è iniziato e lo stato clinico della caviglia a un anno dalla distorsione.

Su 24.502 individui coinvolti nello studio, solo 6150 (27.4%) hanno seguito un percorso riabilitativo; i restanti 16.325 (72.6%) invece non lo hanno fatto. Le successive analisi statistiche hanno evidenziato un aspetto estremamente importante: per ogni giorno di ritardo nell’avvio del percorso riabilitativo nella prima settimana dopo l’infortunio si ha un aumento del rischio di recidiva. Non solo. Via via che il tempo passa, se la riabilitazione non viene eseguita il rischio cresce ulteriormente.

Ciò significa che per non effettuare o prescrivere un percorso riabilitativo si produce un aumento degli eventi distorsivi e anche dei costi per visite e terapie successive. Anche se lo studio prende in considerazione i militari, i suoi risultati interessano tutta la popolazione, in particolare quella non sportiva o sportiva amatoriale. In ambito professionale l’attenzione è sempre maggiore e quindi questi soggetti vengono ben curati e riabilitati… ma gli altri? Importante è che questi risultati vengano condivisi con ortopedici, riabilitatori e fisioterapisti.

(Lo studio: Rhon DI, Fraser JJ, Sorensen J, Greenlee TA, Jain T, Cook CE. Delayed Rehabilitation Is Associated With Recurrence and Higher Medical Care Use After Ankle Sprain Injuries in the United States Military Health System. J Orthop Sports Phys Ther. 2021 Dec;51(12):619-627. doi: 10.2519/jospt.2021.10730. PMID: 34847698)

Stefania Somaré