La displasia dell’anca è una condizione congenita che porta l’acetabolo a non accogliere appieno la testa del femore, richiedendo quindi un intervento esterno che varia a seconda del grado di displasia. Esistono situazioni nelle quali la testa del femore in parte è inserita nell’acetabolo e altre nelle quali la displasia è totale.

La frequenza con la quale questa condizione si presenta è fortemente influenzata dall’etnia del neonato e dall’area geografica di appartenenza.
Per esempio, i caucasici hanno maggiore probabilità di sviluppare questa malformazione e che questa si presenta più spesso nel sesso femminile, con un rapporto di 5:1 rispetto ai maschi; in alcune Regioni italiane, poi, questa condizione è più frequente (Emilia-Romagna, Valle D’Aosta, Marche, Basilicata, Lombardia).

Questa variabilità mette in chiara evidenza l’aspetto ereditario e genetico, oltre che all’influenza dell’ambiente nel processo di sviluppo dell’acetabolo e dei legamenti dell’articolazione dell’anca.
Studiare questi aspetti è importante dal momento che nascere con una displasia di anca aumenta la probabilità di aver bisogno, in età adulta, di una protesi.
Ciò avviene perché la displasia, soprattutto se non ben curata, può favorire l’insorgere di osteoartrosi. Un’indagine più approfondita rivela che la cartilagine dei pazienti con displasia dell’anca presenta caratteristiche particolari, visibili sia nell’infanzia sia nei primi stadi dell’osteoartrosi e in quelli più avanzati.

Uno studio del Dipartimento di Chirurgia Ortopedica dell’Ospedale Universitario Zagreb, in Croazia, ha provato a riassumere le correnti conoscenze istologiche e genetiche relative a questa patologia (Bohaček I, Plečko M, Duvančić T, Smoljanović T, Vukasović Barišić A, Delimar D. Current knowledge on the genetic background of developmental dysplasia of the hip and the histomorphological status of the cartilage. Croat Med J. 2020;61(3):260-270).
Per quanto riguarda il primo aspetto, lo studio evidenzia l’esistenza di peculiarità nella cartilagine tanto del piatto dell’acetabolo quanto della testa del femore: nel primo caso si osserva la presenza di condrociti di forma irregolare, estremamente fini in alcuni punti e larghi in altri, come se ci fosse una tendenza alla degenerazione.

Simile la situazione si ha nella testa del femore, dove si vedono condrociti dismorfici, per lo più aggregati in alcune zone.
Inoltre, la cartilagine dei soggetti con displasia dell’anca è più sottile e presenta poche fibre collaginiche, per lo più disorganizzate, simili a quelle che si trovano nei soggetti con osteoartrosi.
Meno chiari gli aspetti genetici, resi probabilmente più complessi dal fatto che in alcuni soggetti la displasia è causata da un lassismo delle cartilagini e in altri da aspetti metabolici differenti.

Sembra che, per esempio, nei soggetti con displasia vi sia una minore presenza di mRNA per la produzione di fibro-collagene II, mentre una sovraproduzione di collagene x e delle metalloproteinasi – 13 della matrice.
In ogni caso, la review ha portato i suoi autori a sottolineare l’esigenza di approfondire ulteriormente la questione per dare risposte più chiare e univoche.

Stefania Somaré

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