Dimensione bio-psico-sociale del dolore muscoloscheletrico

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Il dolore muscoloscheletrico è tra i più diffusi al mondo e tra le principali cause di assenza dal posto di lavoro: porta con sé, quindi, alti costi socioeconomici, oltre che sanitari. Tanti i fattori scatenanti, sia di natura propriamente meccanica, che psicosociale.

Tra i primi possiamo enumerare, per esempio, la mobilitazione di carichi, il ripetersi di movimenti faticosi, l’assunzione di posture scomode o troppo statiche, ma anche ritmi eccessivamente rapidi.
Tra i secondi, invece, si ritengono importanti la bassa autonomia di cui gode il lavoratore, che spesso si traduce in scarsa soddisfazione, e gli episodi di discriminazione, se non addirittura molestie e bullismo.

Alla patologia muscoloscheletrica l’Associazione Italiana di Fisioterapia (AIFI) ha di recente dedicato un intero convegno, a Campobasso, durante il quale si è sottolineato il valore dell’interdisciplinarietà per ottenere buoni risultati.

Mattia Bisconti, fisioterapista OMPT, presidente del GTM-AIFI Gruppo di Terapia Manuale e fisioterapia muscoloscheletrica e docente presso l’Università degli studi del Molise e Roma La Sapienza, spiega: «le scienze della fisioterapia, medicina, psicologia e sociologia sono state protagoniste nel dialogo tra i professionisti presenti, con l’obiettivo di favorire la descrizione dell’approccio al paziente con dolore muscoloscheletrico da punti di vista specialistici differenti per contribuire a dare vita al prisma attraverso il quale ogni partecipante ha potuto filtrare le proprie esperienze cliniche e professionali. Condivisione, interdisciplinarietà e consapevolezza sono stati i temi alla base dello scambio scientifico della giornata congressuale».

E parlando di interdisciplinarietà, Bisconti racconta come «soprattutto nelle situazioni più complesse come il dolore cronico, essa permette di creare un vero team al servizio della persona che si approccia al/la professionista sanitario/a: favorisce un dialogo costruttivo per analizzare da diversi punti di vista il bisogno di salute della persona, facilitando l’individuazione della cura e della riabilitazione più precisa e appropriata per la singola Persona e riducendo i tempi d’attesa e di risoluzione dei problemi di salute».

Il paziente viene quindi preso in carico da un team di lavoro che non dimentica di valutarne anche lo stato psico-emotivo, oltre alle condizioni sociali. Non è un segreto, per esempio, che le donne soffrono maggiormente di dolori muscoloscheletrici, rispetto agli uomini, proprio perché hanno maggiore tendenza a cadere in depressione e stati di ansia.

Allo stesso modo, vivere in alcuni contesti sociali può facilitare la cronicizzazione di un dolore. Esempi semplici, che chiarificano bene l’importanza di osservare il soggetto nella sua interezza, non dimenticando anche l’ecosistema in cui si muove. Per la stessa ragione, la famiglia, o quantomeno i caregivers, sono anello del processo di cura e i professionistio devono creare con loro un aperto rapporto di condivisione.

Durante il congresso sono stati inoltre presentati alcuni lavori di alto livello scientifico da parte di “Giovani OMPT”, fisioterapisti di ambo i generi che da poco hanno completato il proprio percorso formativo in uno dei Master presenti in Italia, che seguono i rigorosi standard formativi internazionali di IFOMPT, la federazione nazionale dei fisioterapisti specialisti in terapia manuale e fisioterapista muscolo-scheletrica.