Diagnosi precoce dell’Alzheimer: il ruolo dell’ippocampo

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Per individuare i segni premonitori del morbo di Alzheimer, che colpisce 600 mila persone in Italia e 25 milioni nel mondo, sono in corso studi e osservazioni scientifiche, anche al di fuori dagli orientamenti “tradizionali”. Gli ultimi sviluppi sono stati presentati al congresso dell’Associazione Fatebenefratelli per la Ricerca. Numerosi studi (anche italiani) hanno dimostrato che la misurazione nel tempo del volume dell’ippocampo – area del cervello fondamentale nell’elaborazione dei ricordi – rappresenta un marcatore molto sensibile della presenza della demenza di Alzheimer e della rapidità della sua evoluzione. Al proposito sono stati presentati i risultati preliminari del tentativo di un gruppo di ricerca internazionale, coordinato da Giovanni Frisoni dell’Irccs Fatebenefratelli di Brescia, di definire gli standard di misurazione dell’ippocampo. «La disponibilità di un protocollo standard», spiega il dottor Frisoni, «contribuirà a validare i nuovi criteri diagnostici del morbo di Alzheimer e a incoraggiarne l’uso. Inoltre favorirà il confronto sugli effetti delle terapie farmacologiche». «Anche misurando le onde elettromagnetiche dell’attività cerebrale», spiega Paolo Maria Rossini, neurologo dell’Università Cattolica di Roma e direttore scientifico dell’Afar, «si possono ottenere indizi sulla progressione di processi degenerativi del cervello, soprattutto concentrandosi sul “ritmo alfa”, quello del cervello sveglio e rilassato». Può dare invece qualche indicazione su una terapia un’altra ricerca, che ha dimostrato come un eccesso di rame libero nell’organismo (causato, per esempio, da un difetto genetico) faciliti la degenerazione dei neuroni. «La ricerca dei segnali premonitori della malattia sta diventando sempre più urgente», ha spiegato Rossini, «perché si è visto che i pochi farmaci che abbiamo a disposizione hanno più efficacia e più tempo d’azione se somministrati in fase precoce. Così i farmaci che saranno in grado di modificare l’evoluzione della malattia saranno sempre più costosi e difficilmente potranno essere forniti a tutti gli individui a rischio. Dunque, la ricerca per identificare i segnali precoci dell’Alzheimer è diventata uno degli obiettivi più urgenti della medicina».