Scoliosi. Radiografia al rachide e radiazioni

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Lo studio “A comparison approach to explain risks related to x-ray imaging for scoliosis” (Nicola Pace, Leonardo Ricci), condotto da ricercatori del dipartimento di Fisica dell’Università di Trento e premiato con il Sosort Award organizzato da Isico (Istituto Scientifico Italiano Colonna Vertebrale), ha messo a confronto le radiazioni assorbite da un soggetto medio nel quotidiano con quelle assorbite da un paziente scoliotico che si sottopone a rx del rachide. Tale confronto, a detta dei ricercatori, può aiutare i medici a valutare meglio i rischi legati all’esposizione radiologica. «Una delle paure di genitori», spiega il prof. Stefano Negrini, direttore scientifico di Isico, «riguarda le radiazioni cui i figli sono sottoposti con le radiografie di controllo. Di norma, un paziente in terapia con corsetto si sottopone a radiografia a inizio terapia, quarantacinque giorni dopo l’indossamento del corsetto e dopo quattro mesi, dopodiché una volta l’anno». «In realtà», dice il dott. Pace, «viviamo in un ambiente per natura radioattivo: riceviamo radiazioni dallo spazio, dall’aria, dai cibi. Secondo il Comitato scientifico delle Nazioni Unite per lo studio degli effetti delle radiazioni ionizzanti (Unscear), la dose media mondiale per una persona standard è circa 2,4 milliSievert annui. La nostra ricerca rivela che a ogni esposizione radiografica si ha una dose da 0,03 a 1,09 milliSievert. Confrontando i dati, si può dire che la dose media assorbita dalla persona standard in un anno è comparabile o minore di quella assorbita da chi si sottopone a due rx per scoliosi».