Degenerazione dei dischi intervertebrali. A Sassari si usa la tecnica XLIF

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eXtreme Lateral Interbody Fusion – XLIF è una tecnica chirurgica che consente di sostituire un disco intervertebrale degenerato per via percutanea con minima invasività garantendo risoluzione completa del dolore, stabilizzazione più rapida della colonna e ritorno più veloce alle attività quotidiane.
La tecnica, però, non è adatta a tutti i pazienti. Deve sussistere una serie di caratteristiche anatomiche e cliniche. Anzitutto, non devono essere stati sottoposti ad altri interventi addominali e poi devono avere una cresta iliaca bassa, la dodicesima costola alta e il disco da sostituire deve trovarsi tra L2 e L5.

A novembre 2023 l’équipe di Neurochirurgia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Sassari ha impiegato questa tecnica per la prima volta su un paziente di 65 anni, che ha ricevuto una protesi discale in titanio.

Caratteristiche della tecnica

Maria Antonietta Chessa, responsabile dell’équipe di Neurochirurgia, precisa che l’uso della tecnica XLIF «mette la nostra struttura al pari delle altre del resto della penisola». Come si esegue e di quali apparecchiature ha bisogno? Serve un amplificatore di brillanza che permette di effettuare un costante monitoraggio neurofisiologico in real time e di posizionare correttamente la protesi discale vicino alla sede della sostituzione, per poi inserirla tra le vertebre con una tecnica laparoscopica.

Rispetto alla tecnica in aperto, questa consente di stare lontani dalle radici nervose, riducendo il rischio di lederle. Inoltre, il trauma per i tessuti è minimo, così come il sanguinamento. Infine, non è necessario inserire un drenaggio. L’intervento consente, quindi, di ridurre il ricovero postoperatorio da 7 a 2-3 giorni, con innegabili vantaggi per la struttura sanitaria stessa e per il paziente.

Inoltre, anche il dolore è minore rispetto a quello associato all’intervento tradizionale. L’equipe coinvolta in questo primo intervento è composta, oltre che dalla dottoressa Chessa, dai neurochirurghi Giosuè DiPellegrini, Filippo Veneziani Santonio, Giovanni Nodari. Ha collaborato anche Nicola Marengo, dell’Ospedale Molinette di Torino. Importante anche il ruolo degli strumentisti di sala, del personale dell’Anestesia del Santissima Annunziata e dei tecnici di Radiologia.

La patologia discale

Sviluppare tecniche mininvasive per il trattamento chirurgico della degenerazione discale è importante sia per migliorare gli outcome sul paziente che per facilitare la gestione di liste d’attesa e la sostenibilità del trattamento. Ridurre i tempi di ricovero permette infatti di operare più persone, in un dato periodo, rispetto alla tecnica invasiva: un aspetto da non sottovalutare, se si pensa che la degenerazione dei dischi intervertebrali è molto diffusa nella popolazione adulta, con picchi di diagnosi tra i 40 e i 50 anni. Sembrerebbe che l’80% della popolazione ne venga colpita almeno 1 volta nella vita. Non tutti questi pazienti necessitano di intervento, ma una buona fetta sì. La tecnica XLIF permette di gestire al meglio alcuni di questi soggetti.