D-dimero/albumina come biomarcatore di trombosi venosa profonda post artroplastica

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Sembrerebbe utile per discriminare i soggetti più a rischio e mettere in atto azioni di prevenzione.

La trombosi venosa profonda è una delle possibili complicanze precoci di un’artroplastica di anca e ginocchio, colpendo circa il 2% dei pazienti sottoposti a questo intervento.

Quando la sostituzione di anca viene effettuata su un anziano con femore fratturato, il rischio di incorrere in questa complicanza cresce, soprattutto a causa della scarsa mobilità: i protocolli per prevenire la trombosi venosa profonda post artroplastica prevedono infatti una mobilizzazione precoce dell’arto operato, anche con mobilizzatore automatico, e la deambulazione assistita precoce, dal terzo giorno post operatorio.

Dal punto di vista farmacologico si può utilizzare eparina a basso peso molecolare. Precauzioni che non sempre possono essere portate avanti con l’anziano. È quindi innegabile che individuare un marker biologico in grado di indicare i soggetti a maggior rischio di incorrere in questa complicanza sarebbe utile.

Un gruppo di ricerca cinese, afferente al Dandong Central Hospital della China Medical University e al Third Affiliated Hospital della Jinzhou Medical University, ha valutato il potenziale di 10 nuovi biomarker.

Il biomarker presi in esame

Il team ha condotto uno studio retrospettivo su un totale di 1775 pazienti anziani sottoposti a intervento di sostituzione di anca, 1149 per le prime analisi e i restanti 626, di un altro ospedale, per la validazione. 141 dei pazienti inclusi, inoltre, avevano un un passato di trombosi venosa profonda.

Gli autori hanno valutato l’efficacia di 10 biomarkers, ottenuti partento da valori reperibili tra gli esami di laboratorio che si eseguono pre-intervento: D-dimeso (ug/L), albumina (g/L), neutrofili (× 109/L), linfociti (× 109/L), globuli rossi (× 1012/L), globuli bianchi (× 109/L), glucosio nel sangue (mmol/L), piastrine (× 109/L), volume medio delle piastrine (FL), distribuzione volumetrica dei globuli rossi (%), alanina aminotransferasi (IU/L), aspartato aminotransferasi (IU/L), colesterolo (mmol/L), lipoproteine a bassa densità (mmol/L), lipoproteine ad alta densità (mmol/L), trigliceridi (mmol/L), fibrinogeno (g/L), tempo di tromboplastina parziale attivato (s), tempo di tromboplastina (s), tempo di trombina (s).

Un’analisi regressiva ha permesso di individuare i biomarcatori più promettenti, in particolare il D-dimero e i neutrofili aumentavano negli eventi avversi, mentre i linfociti e l’albumina diminuivano. Gli autori si sono quindi concentrati su questi 4 e loro 6 possibili combinazioni.

Il potenziale del rapporto D-dimero/albumina

Il rapporto tra D-dimero e albumina si è dimostrato il più efficace nell’individuare i pazienti a maggior rischio di sviluppare trombosi venosa profonda, avendo una AUC di 0,67 nella coorte primaria e di 0,665 in quella di validazione.
Interessante osservare che i pazienti che mostrano elevati livelli di questo rapporto spesso sono stati ricoverati qualche giorno dopo la frattura e non immediatamente.

Inoltre, mostrano una maggiore tendenza a sviluppare patologie correlate alla trmbosi venosa profonda, come ipertensione e BPCO. Sembrerebbe, quindi, che valutare il rapporto D-dimero/albumina prima dell’intervento di protesi di anca possa fornire indicazioni ai clinici rispetto al possibile sviluppo di trombosi venosa profonda.

Lo studio cinese, però, è stato condotto su un campione afferente a soli due ospedali. Prima di elevare il rapporto a reale biomarcatore occorre testarlo, a detta degli stessi autori, su un maggior numero di soggetti e in varie realtà ospedaliere.

(Lo studio: Yao, W., Zhang, K., Lv, Q. et al. D-dimer-albumin ratio (DAR) as a new biomarker for predicting preoperative deep vein thrombosis after geriatric hip fracture patients. J Orthop Surg Res 18, 645 (2023). https://doi.org/10.1186/s13018-023-04139-z)