Quando si verifica una lesione del legamento crociato anteriore (ACL) viene coinvolto anche il legamento anterolaterale (ALL). Secondo alcuni studi biomeccanici, ciò avverrebbe perché il legamento anterolaterale limita la rotazione interna tibiale.
E così uno stesso movimento può risultare in una tensione troppo alta da sopportare.
In effetti, la ricostruzione del crociato anteriore sembra portare, nel 25% dei casi, a una riduzione della stabilità di rotazione articolare, fatto che di per sé determina risultati chirurgici poco soddisfacenti.

È chiaro che il mondo ortopedico vuole trovare modo per intervenire sulle lesioni ai legamenti del ginocchio senza alterarne la stabilità e la funzionalità. Da qui, lo sviluppo di sempre nuove tecniche chirurgiche. Tra queste, anche l’uso di un rinforzo interno per il legamento anterolaterale da associare alla riparazione del crociato anteriore.

Uno studio statunitense ha valutato la biomeccanica del ginocchio in diverse condizioni, partendo da 10 ginocchi freschi da cadavere: questi sono stati sottoposti a test biomeccanici per studiarne la rotazione interna (Roach RP, Beason DP, Slowik JS, Moore AR, Lall AC, Dugas JR. Biomechanical Evaluation of Anterolateral Ligament Repair augmented with Internal Brace. J Knee Surg. 2021 Apr 14. doi: 10.1055/s-0041-1726420. Epub ahead of print. PMID: 33853155).

In particolare, sono stati sottoposti a 10 cicli di torsione in ognuna delle condizioni di interesse: ginocchio intatto, ginocchio con lesioni al crociato anteriore, ginocchio con lesioni al crociato anteriore al legamento anterolaterale, ginocchio con crociato anteriore ricostruito e ginocchio con il legamento anterolaterale riparato.
Ogni condizione è stata testata a 30°, 60° e 90° di flessione.

Gli autori hanno misurato, tra le altre cose, la rigidità di torsione, l’angolo tra il femore e la tibia e il gap lineare tra il femore e la tibia.
Lo studio ha così evidenziato che l’uso di un rinforzo interno per il legamento anterolaterale che necessiti riparazioni riduce il movimento angolare di rotazione interna della tibia e la formazione di gap in movimenti di flessione superiori ai 30°.
Ciò dovrebbe dare stabilità al ginocchio e portare a esiti chirurgici migliori.

Stefania Somaré

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