Chirurgia d’anca, anestesia spinale o generale?

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(immagine di repertorio)

Un intervento di fissazione per trattare una frattura d’anca può essere eseguito in anestesia generale o in anestesia spinale, ma si tende a preferire la seconda modalità perché più confortevole per il paziente e associata a minori rischi e a un recupero postoperatorio più rapido.

Tuttavia, secondo uno studio condotto dall’Università della Pennsylvania, e in particolare dal team del dott. Mark D. Neuman, professore di anestesiologia ed ex presidente della Penn Medicine Opioid Task Force, ci sarebbe un risvolto negativo nell’uso dell’anestesia spinale per interventi sulle fratture d’anca.
Lo studio è stato chiamato REGAIN Trial.
Neuman spiega: «nel nostro studio i pazienti che sono stati operati in anestesia spinale hanno certamente usato meno oppioidi in sala operatoria, ma nei giorni successivi hanno sofferto maggiormente e quindi hanno utilizzato molti antidolorifici».

Mark Neuman

Un problema, se si pensa che l’anestesia spinale viene scelta anche perché consente di ridurre l’uso di oppioidi. E non finisce qui. Secondo lo studio, infatti, l’uso di antidolorifici resta elevato nel tempo, anche dopo 60 giorni dall’intervento. Lo studio è di tipo randomizzato controllato. 1600 i pazienti coinvolti, provenienti da vari ospedali Usa e canadesi, tutti over 50 con frattura alla testa del femore o frattura intertrocanterica o subtrocanterica. 795 sono stati operati con anestesia spinale, mentre 805 con anestesia generale.

Gli autori si sono quindi concentrati sul dolore postoperatorio nei primi 3 giorni dopo l’intervento e sul dolore e sulla prescrizione di analgesici a 60, 180 e 365 giorni. Valutata anche la soddisfazione dei pazienti. Come accennato, i risultati sembrano indicare che l’anestesia spinale non sia poi tanto adeguata: in effetti, nei giorni successivi l’intervento il dolore provato dai pazienti sottoposti a questo tipo di anestesia hanno dichiarato si sentire un dolore un poco più elevato degli altri, con valori di 7.9 su 10 contro 7.6 su dieci. Inoltre, questi soggetti sembrano avere il 33% di possibilità in più di necessitare di antidolorifici nei mesi successivi l’intervento. In particolare, preoccupano i dati a 60 giorni.

«Al contrario», riprende Neuman, «quelli a 180 e 365 giorni non sono significativi, ma comunque i dati a due mesi fanno pensare».
Lo studio pone quindi un dubbio all’uso della anestesia spinale, anche se servirebbero ulteriori conferme. Di fatto, Neuman e colleghi suggeriscono di pensare bene al tipo di anestesia da utilizzare e propendono per l’uso dei blocchi dei nervi periferici, che stanno cercando di migliorare per poterbe estendere l’applicazione. Nell’intento degli autori c’è anche di ripetere lo studio REGAIN su altri interventi ortopedici, come quelli di protesizzazione.

Stefania Somaré

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