Cervicalgia cronica, due tecniche a confronto

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Uno studio mette a confronto l’efficacia della manipolazione fasciale e della terapia fasciale nel ridurre il dolore cervicale.

La cervicalgia è tra i disturbi più comuni al mondo e colpisce soprattutto dai 40-45 anni d’età in poi. Si manifesta con dolore e irrigidimento del rachide cervicale, con possibile diffusione ai muscoli di testa, spalle e braccia.
Può partire da un’infiammazione localizzata a livello vertebrale, che interessa poi legamenti e muscolatura, oppure può interessare da subito la componente muscolo-legamentosa.

In entrambi i casi, trattandosi di infiammazione, compromette anche la fascia connettivale sottostante. Trattare subito i sintomi della cervicalgia consente di ridurne l’avanzamento e prevenire eventi di irrigidimento eccessivi che portano a ridotto range of motion e disabilità nella quotidianità dei pazienti.

Le due tecniche a confronto

Uno studio randomizzato pakistano, condotto su 52 pazienti di ambo i sessi ed età compresa tra 18 e 64 anni, con dolore cronico al collo da almeno 3 mesi, ha messo a confronto due tecniche per intervenire sulla fascia.

Il gruppo A, composto da 26 pazienti, è stato trattato con fasciaterapia associata a un protocollo di fisioterapia standard con impacchi caldi da 10 secondi ripetuti 5-6 volte, rinforzo muscolare ottenuto con flessioni ed estensioni del collo, rotazioni e piegamenti laterali isometrici e allungamento dei flessori ed estensori del collo e dei rotatori.

La fasciaterapia non è una tecnica manipolativa e consiste in pressioni leggere applicate al tessuto connettivo della persona, alternando pressioni più lievi e profonde, mentre questa è seduta in modo confortevole su una sedia.
In tutto, le sessioni durano 45 minuti, ripetute 3 volte la settimana a giorni alterni per 3 settimane di fila.

Il gruppo B, anch’esso formato da 26 pazienti, è stato trattato invece con manipolazione della fascia associata a fisioterapia standard.
In questo secondo caso, i pazienti sono sdraiati durante il trattamento, che consiste nell’esercitare pressione sui trigger point presenti nella fascia favorendone il rilassamento. Per il resto il protocollo di trattamento è il medesimo utilizzato nel gruppo A.

Indici utilizzati per valutare i risultati

Prima e dopo il ciclo di trattamenti i ricercatori hanno valutato i pazienti con una serie di indici e scale: la scala NRS, una scala unidimensionale a 11 punti con cui valutare l’intensità del dolore nell’adulto, l’indice di disabilità del collo (NDI) e il range of motion, calcolato con il goniometro.

Tutti i dati ottenuti sono stati analizzati a livello statistico. Il confronto tra i 2 metodi non individua grandi differenze, almeno non significative da un punto di vista statistico, con la sola eccezione degli effetti sull’estensione cervicale e sul piegamento sul lato destro, risultati maggiori nel gruppo A.

Per quanto riguarda, invece, tutti gli altri parametri, partendo dall’intensità dolorosa fino al range of motion, entrambe le pratiche risultano efficaci.

(Lo studio: Batool, S.A., Shakil-ul-Rehman, S., Tariq, Z. et al. Effects of fasciatherapy versus fascial manipulation on pain, range of motion and function in patients with chronic neck pain. BMC Musculoskelet Disord 24, 789 (2023). https://doi.org/10.1186/s12891-023-06769-0)