La cervicalgia aspecifica è tra le prime cause di disabilità lavorativa nel mondo. Associata principalmente a errori posturali, tensioni muscolari e stress, questa condizione sembra colpire prevalentemente donne tra i 40 e i 50 e in quasi la metà dei casi diventa una patologia cronica.

In Italia il problema riguarda circa il 15% della popolazione generale. Tra le soluzioni terapeutiche messe in atto per affrontare la cervicalgia ci sono le terapie manuali, atte a decontratturare le zone interessate, e gli esercizi fisioterapici, che puntano a migliorare la mobilità della zona e a riportare equilibrio.

La letteratura evidenzia che, spesso, gli esiti ottenuti in studi randomizzati che confrontano i due approcci sono simili. Diventa, quindi, interessante capire quali sono le differenze, e quali le similitudini, tra i due approcci. Un recente studio randomizzato statunitense si concentra proprio su questo aspetto, dedicandosi anche, in seconda battuta, a confrontare gli esiti clinici dei due approcci.

Esistono differenze tra i meccanismi di azione?

Pubblicato su Pain Management, questo studio arruola 124 pazienti con cervicalgia cronica, dividendoli casualmente in due gruppi: uno trattato con terapia manuale e l’altro con fisioterapia ed esercizi terapeutici.

Per rispondere al primo outcome, ovvero differenze e similitudini nel meccanismo d’azione dei due approcci, gli autori si sono concentrati su mobilità, modulazione del dolore, resistenza, auto-efficacia, alleanza terapeutica, coinvolgimento del paziente, paura del dolore e coping positivo, valutandoli a 2 settimane e 3 settimane dall’inizio della terapia. Questa prima parte dello studio non ha permesso di evidenziare sostanziali differenze tra i due approcci. Tuttavia, gli autori hanno individuato qualche differenza negli esiti clinici.

Cervicalgia cronica aspecifica: l’approccio con il miglior esito terapeutico

La valutazione dell’evoluzione degli esiti clinici nel tempo è stata l’oggetto della seconda parte dello studio. In questo caso, gli autori si sono concentrati su interferenza del dolore, intensità e funzionalità fisica, valutandole a 4 settimane e 6 mesi dall’inizio del percorso. In questo caso lo studio ha evidenziato un effetto maggiore della terapia manuale sulla funzionalità fisica a 4 settimane dall’inizio della terapia. Il resto risulta essere uguale in entrambi gli approcci.

Dati questi risultati, gli autori suggeriscono che i meccanismi d’azione alla base dei risultati della terapia manuale e degli esercizi terapeutici siano i medesimi. Lo studio è stato capitanato dalla Duke University e dall’Università del Colorado, in collaborazione con il Programma di Ricerca Duke Pain Prevention and Treatment e con la Island Physical Therapy.

Cook CE, O’Halloran B, Clewley D, et al. Specific and shared mechanisms associated with treatment for chronic neck pain: the SS-MECH mechanistic clinical trial. Pain Manag. 2026. doi: 10.1080/17581869.2026.2685609

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