Cedimento della gabbia, il T-score dell’avambraccio lo prevede

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Una delle patologie degenerative dello scheletro che caratterizzano l’età avanzata è a carico della colonna vertebrale, in particolare a livello lombare. Qui la colonna deve infatti supportare tutto il peso del tronco.
Uno studio statunitense (doi: 10.1177/2192568218770769) ha cercato di calcolare l’incidenza globale delle degenerazioni della colonna, che dovrebbe essere compresa tra il 2,4% dell’Africa e il 5,7% dell’Europa.

In termini numerici, si parla di circa 266 milioni di individui che annualmente hanno patologie degenerative della colonna e della zona lombare. Le degenerazioni lombari vengono trattate conservativamente finché possibile, ovvero finché non progrediscono oltre misura: allora si interviene chirurgicamente.
L’approccio più diffuso per questo tipo di degenerazioni è la fusione intersomatica lombare posteriore (PLIF), che permette al chirurgo di posizionare le gabbie di sostegno alla colonna con accesso posteriore.

Questo intervento è indicato per discopatia degenerativa di alto grado, recidive multiple di ernie discali, stenosi (restringimento) del canale radicolare, spondilolistesi di grado III e IV. Si tratta, però, di un intervento che può fallire, nel tempo, a causa di un cedimento della gabbia, causato dalla fragilità ossea del paziente.
Per valutare il rischio di questa complicanza, quindi, si utilizzano parametri che danno informazione sul livello di mineralizzazione delle ossa, tra i quali il T-score dell’avambraccio, calcolato a partire dalla densitometria ossea. Un’altra possibilità è utilizzare i valori dell’unità di Hounsfield (HU), detta anche numero TC, che sono proporzionali alla densità del tessuto.

Uno studio cinese ha cercato di capire quale dei due parametri sia più affidabile. Gli autori si sono mossi in modo retrospettivo, prendendo in considerazione 71 pazienti già sottoposti a PLIF, suddivisi in due gruppi: quelli andati incontro a cedimento della gabbia e quelli che non sono incorsi nella complicanza.

Una volta formati i gruppi, si sono confrontati età, rapporto maschi/femmine, BMI, incidenza di fumatori, periodo di follow-up, densità della colonna, T-score della colonna, T-score dell’avambraccio e valori HU della colonna lombare. Di tutte queste variabili, solo le ultime due sono risultate differenti nei due gruppi.

Le analisi successive hanno rivelato che sia il T-score dell’avambraccio che i valori di HU della colonna sono fattori indipendenti per calcolare il rischio di cedimento della gabbia, ma tra i due, il T-score sembra essere più accurato. Ciò significa, come spiegato dagli stessi autori, che basta sottoporre il paziente a densitometria ossea per capire se è a rischio di cedimento della colonna.

(Lo studio: Pu, Hy., Chen, Q., Huang, K. et al. Forearm T-score as a predictor of cage subsidence in patients with degenerative lumbar spine disease following posterior single-segment lumbar interbody fusion. BMC Musculoskelet Disord 23, 1058 (2022). https://doi.org/10.1186/s12891-022-05930-5)

Stefania Somaré