Camminare dopo lesione spinale grazie a impulsi elettrici

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Il professor Grégoire Courtine e la professoressa Jocelyne Bloch lavorano con il loro team a Losanna per favorire la riparazione delle lesioni midollari e il recupero della capacità di camminare: lo scorso 4 aprile hanno esposto i risultati della loro ricerca presso l’Irccs Fondazione Santa Lucia di Roma.

Basandosi su conoscenze fisiologiche del funzionamento del sistema nervoso, il lavoro dei due scienziati punta a influire positivamente sulla riorganizzazione della rete neurale spinale attraverso interventi multidisciplinari che richiedono la collaborazione di neuroscienziati, neurobiologi, bioingegneri e neurologi.

Fino a pochi anni fa questo sarebbe sembrato fantascienza, ma in un loro lavoro (Fabien B. Wagner, Jean-Baptiste Mignardot, […]Grégoire Courtine. Targeted neurotechnology restores walking in humans with spinal cord injury. Nature 2018. Volume 563, pagg 65-71) i due studiosi hanno riferito di persone che avevano gravi deficit motori, se non paralisi completa, a causa di traumi al midollo vecchi di 4 anni e che hanno ripreso a controllare il movimento delle gambe.

In che modo? Utilizzando un impianto senza fili che consente di generare impulsi elettrici, producendo una stimolazione della colonna lombosacrale con un timing che coincide con il ripo di movimento che si vuole effettuare.

In una sola settimana questo impulso ha consentito di ristabilire il controllo dei muscoli paralizzati e le performance motorie sono migliorate con la riabilitazione.

Dalla pubblicazione dell’articolo a oggi altre tre persone hanno ripreso a camminare grazie a questa tecnica, chiamata STImulation Movement Overground, per un totale di sei soggetti. Di questi sembra che due stiano sviluppando un controllo sulla muscolatura anche in assenza dello stimolo indotto.

La tecnica è in fase di ulteriore miglioramento: da una parte, si intende renderne più semplice l’utilizzo, con l’obiettivo di arrivare a controllare l’impianto tramite dispositivi mobile; dall’altra, si vuole effettuare una sperimentazione su soggetti con lesioni recenti (indicativamente 4 settimane), dal momento che su topo in queste condizioni la stimolazione dà risultati ancora migliori. Questo secondo studio partirà nel 2020 e coinvolgerà inizialmente venti soggetti, per poi arrivare a circa ottanta pazienti.

Stefania Somaré

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