Bastano 5 mm di dislivello tra gamba nativa e protesi per fare danno

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Negli ultimi anni vengono effettuate circa 13 amputazioni ogni 100.000 abitanti l’anno, con incidenza doppia nel sesso maschile rispetto a quello femminile e crescente con l’aumentare dell’età. Nella maggioranza dei casi, sono determinate dal diabete.
Le amputazioni transtibiali, in particolare, vedono l’asportazione di porzioni di tibia e perone e dei tessuti molli associati.
Dopo l’asportazione, i pazienti necessitano di una protesi di piede collegata all’invaso da una serie di componenti appositi.

Il passo deve essere riabilitato perché la protesi non risponde al corpo come la gamba nativa: è però vero che l’amputazione transtibiale non tocca il ginocchio. Di recente un team olandese, afferente a due strutture di Nijmegen, il Sint Maartenskliniek e il Radboud University Medical Center, ha indagato il ruolo del tacco della scarpa nell’influenzare il comfort e la simmetria della camminata in pazienti con amputazione transtibiale.

Più in dettaglio, si è cercato di capire quanto contino dislivelli inferiori ai 20 mm tra le due scarpe: questa è una informazione ancora mancante in letteratura. D’altronde, può capitare che in una coppia di scarpe il tacco presenti differenze lievi, soprattutto se queste sono acquistate in un normale negozio: una variazione che non intacca l’equilibrio dei normodotati, ma che può portare anche problemi muscoloscheletrici secondari in chi ha una amputazione.

Gli autori hanno quindi messo a confronto 14 soggetti amputati con 15 soggetti di controllo, sani. Tutti hanno indossato scarpe senza dislivello e con un dislivello di 3, 5 e 8 mm e hanno camminato mentre venivano raccolti dati sulla pressione, sulla simmetria nel centro della velocità di pressione e sui parametri del passo. Si è anche chiesto ai partecipanti se si trovassero a proprio agio. Ciò che si è visto è che al crescere dell’altezza del dislivello si verifica una significativa diminuzione della simmetria del centro di velocità di pressione, con una traiettoria nella gamba protesica rispetto a quella nativa che differisce anche del 14.5% nella fase di appoggio.

Al contrario, i soggetti sani hanno patito molto meno dal dislivello. Gli autori concludono sottolineando l’importanza di istruire i propri pazienti amputati sul fatto che i tacchi delle scarpe che acquistano devono essere sempre identici in altezza, perché differenze superiori ai 5 mm possono incidere negativamente sul passo e, alla lunga, sulla muscolatura tutta. I processi di compensazione sono infatti subdoli: li si intuisce solo quando inizia a dolere una fascia muscolare specifica, magari non coinvolta nei movimenti quotidiani. Quando il corpo compensa, infatti, è possibile che si creino delle contratture in sedi molto distanti da quelle da cui origina il problema.

Occorre, quindi, intervenire con percorsi ad hoc e tecniche manuali per ridurre la contrattura e riaddestrare il passo. In questo caso, però, il problema è meramente meccanico e può essere evitato con una piccola accortezza: portare le scarpe nuove a controllare dal proprio tecnico ortopedico, o chi per esso, per avere un allineamento perfetto tra gamba nativa e gamba protesica: se necessario, questi potrebbe limare il tacco fino all’altezza necessaria.
Lo studio ampia le conoscenze fin qui note, facilitando una migliore gestione dei pazienti con amputazione.

(Lo studio: van Oorschot W, Hofstad CJ, Slagman D, Van Ee RF, Keijsers NLW. The effects of small variations in shoe heel height on gait in people with a transtibial amputation. Prosthet Orthot Int. 2022 Mar 22. doi: 10.1097/PXR.0000000000000097. Epub ahead of print. PMID: 35316261)

Stefania Somaré