L’artroplastica di ginocchio comporta dei costi a carico del Sistema Sanitario Nazionale, dovuti non solo all’intervento chirurgico in sé ma anche a tutto il percorso riabilitativo al quale il paziente deve sottoporsi dopo l’impianto.
Inoltre, a differenza della protesi di anca, quella di ginocchio non sempre porta a una completa eliminazione del dolore e nemmeno a una completa ripresa funzionale.

Queste sono alcune delle ragioni per le quali si suggerisce di ricorrere all’artroplastica solo quando strettamente necessario e, a meno di casi particolari, dopo i 65 anni d’età.
Non sempre, però, questa indicazione viene rispettata.

Uno studio australiano ha evidenziato come l’aumento di protesi di ginocchio occorso negli ultimi anni non possa essere spiegato con i soli cambiamenti demografici della popolazione locale, tra cui l’aumentata incidenza di obesità e l’invecchiamento della popolazione (Trieu J, Dowsey MM, Schilling C, Spelman T, Choong PF. Population growth, ageing and obesity do not sufficiently explain the increased utilization of total knee replacement in Australia [published online ahead of print, 2020 Jul 15]. ANZ J Surg. 2020;10.1111/ans.16120. doi:10.1111/ans.16120).

Condotto dal Dipartimento di Chirurgia e da quello di Chirurgia Ortopedica del St. Vincent’s Hospital dell’Università di Melbourne, lo studio ha messo in relazione i cambiamenti avvenuti nella popolazione australiana con l’incremento di casi di artroplastica di ginocchio avvenuti tra il 2007 e il 2017, pari a 25.814.
Gli autori concludono sottolineando la necessità di individuare quali sono gli altri fattori alla base di questo incremento costante, dal momento che lo stesso si associa a importanti costi sanitari.
Stefania Somaré

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