Artrite reumatoide, modello computazionale per definire l’efficacia di ortesi piede/caviglia

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L’artrite reumatoide è una patologia infiammatoria autoimmune sistemica che colpisce severamente le articolazioni, portando a deformazioni soprattutto a carico delle estremità superiori e inferiori. In quanto malattia sistemica, essa colpisce anche cuore, polmoni, reni e altri organi. Essendo una patologia cronica, se non ben curata ha un andamento degenerativo e può diventare invalidante.

Colpisce prevalentemente le donne, con esordio tra i 40 e i 60 anni, anche se non mancano esempi di esordi precoci. Si suppone che in un soggetto predisposto basti un evento scatenante a indurre il sistema immunitario ad attivarsi contro alcune strutture del Self, portando allo stato infiammatorio e poi ai sintomi. Nei soggetti con deformità ai piedi da artrite reumatoide si possono prescrivere dei tutori piede/caviglia con l’intento di ridurre la pressione sull’avampiede e, di conseguenza, il dolore. Funzionano davvero? Riescono a tenere conto delle esigenze dei singoli pazienti?

Un team del Regno Unito, affiliato all’Università di Southampton e all’Ospedale Universitario del Southampton NHS Foundation Trust e all’Università di Cardiff, ha sviluppato un modello computazionale che possa facilitare lo sviluppo di AFO customizzati. Gli autori sono partiti da immagini pregresse di 13 pazienti con AR, prese durante uno studio del 2010-2011, chiamato FeeTURA, e da quella di un soggetto sano e hanno verificato se sia in grado di fare predizioni differenti in base alla gravità della patologia e a misure anatomiche rilevanti presenti nella Risonanza Magnetica.

Gli autori hanno inizialmente misurato la morfologia delle ossa e lo spessore del tessuto molle dalla risonanza magnetica per valutare la deformità ossea: hanno poi confrontato i risultati con quelli della predizione del modello computazionale, oltre che con i dati clinici dei pazienti, inclusi il BMI e lo score “Leeds Foot Impact Scale-Impairment/Footwear score (LFIS-IF)”. Ecco i risultati: il BMI correla fortemente con tutti gli outcome del modello predittivo, mentre la curvatura mediale del primo metatarso correla solo moderatamente. Lo studio non trova invece correlazione tra le predizioni del modello e la presenza di borse, erosione e ipertrofia sinoviale a livello del piede e nemmeno con il punteggio LFIS-IF.

È però chiaro che il modello discrimina tra individui sani e con artrite reumatoide e anche tra diversi pazienti con artrite reumatoide, il che è certamente un buon esito. L’ipotesi è che strumenti come quello presentato possano facilitare la realizzazione di AFO specifici per alcune precise caratteristiche dei pazienti con artrite reumatoide. Lo studio, molto dettagliato e ricco di dettagli tecnici e matematici, è pubblicato open su Frontiers in Bioengineering and Biotechnology.

(Lo studio: Kelly Emily S., Worsley Peter R., Bowen Catherine J., Cherry Lindsey S., Keenan Bethany E., Edwards Christopher J., O’Brien Neil, King Leonard, Dickinson Alex S. Predicting Forefoot-Orthosis Interactions in Rheumatoid Arthritis Using Computational Modelling. Frontiers in Bioengineering and Biotechnology, 9, 2021. Doi: 10.3389/fbioe.2021.803725)

Stefania Somaré