Allograft per crociato anteriore prima dei 34 anni e rischio di revisioni

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Sono varie le tecniche chirurgiche che si possono utilizzare per ricostruire un legamento crociato anteriore rotto: tra queste c’è anche l’allograft, intervento mininvasivo che sfrutta il tendine di un donatore per sanare la lesione, invece che tessuto autologo.
Secondo i sostenitori della tecnica, questa permetterebbe una ripresa più veloce, meno dolore nel postoperatorio e un ritorno anticipato alla vita quotidiana.
Eppure, durante il congresso annuale della Arthroscopy Association of North America, sono stati presentati dati di uno studio che associa l’uso di allograft a un maggior tasso di revisione, se utilizzata su pazienti più giovani di 34 anni.

Intitolato “Allograft Anterior Cruciate Ligament Reconstruction Fails at a Greater Rate in Patients Younger Than 34 Years”, il lavoro è stato presentato dall’ortopedico Camryn Petit, dell’Emory Sports Performance and Research Center (SPARC).
Insieme ai suoi colleghi la ricercatrice ha valutato i dati a lungo termine di 398 pazienti sottoposti a ricostruzione del crociato anteriore con allograft tra il 2005 e il 2020, con età media di 39 anni, alla ricerca di seconde lesioni. L’intento era capire se ci fossero dei limiti all’uso sicure dell’allograft.

Una prima analisi dei risultati ha evidenziato i 34 anni come limite entro il quale sarebbe meglio preferire l’uso di un autograft.
Per confermarlo, gli autori hanno diviso il pool di pazienti in due gruppi, i più giovani e i più vecchi di 34 anni, confrontando la frequenza di recidiva.
Effettivamente, anche in questo modo sembra che i tassi di revisione siano maggiori nel gruppo più giovane, così come i casi di rottura del legamento anteriore controlaterale.

A essere più a rischio di incorrere in revisioni dopo un allograft sembrano essere soprattutto le atlete donne più giovani di 34 anni, appunto.
In generale, lo studio fa emergere le differenze esistenti tra gli atleti e gli altri pazienti, sia in termini di tasso di revisione che di nuova rottura, sebbene non si siano raggiunti dati statisticamente significativi.

Per concludere, l’autrice suggerisce che l’allograft sia utilizzato solo in pazienti non atleti, oppure dopo i 34 anni: prima l’intensità dell’attività sportiva mette a rischio di revisione i soggetti.
Meglio optare, quindi, per un autograft, anche se questo richiede tempi di ripresa un poco più lunghi.
Lavori come questo sono necessari per utilizzare sempre meglio e in modo più personalizzato le diverse tecniche sviluppate negli anni. Le lesioni del legamento crociato anteriore sono tra le più comuni del ginocchio, con 68,6 casi ogni 100.000 soggetti l’anno.

Negli Stati Uniti, nel 2022 sono stati sottoposti a ricostruzione del crociato anteriore 175.000 persone. In Italia si parla di circa 30.000 interventi l’anno. E nella maggioranza dei casi, i soggetti sono giovani, con età che varia tra i 15 e i 45 anni: ecco perché i risultati del lavoro di Petit sono così interessanti, anche se da confermare.

(fonte: Petit C, et al. How young can you safely use allograft for ACL reconstruction? Presented at: Arthroscopy Association of North America Annual Meeting; May 4-6, 2023; New Orleans)