AIFI per una fisioterapia di genere

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La fisioterapia si interroga su quali siano i passi da compiere per essere davvero gender based. Questo l’obiettivo dell’evento “Genders medicine in Physiotherapy Science – Medicina di genere nella scienza della fisioterapia”, organizzato dall’Irccs Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano in collaborazione con l’Associazione Italiana di Fisioterapia.

L’apparato osteomuscolare di uomini e donne è differente, come diverse sono le patologie predominanti che lo colpiscono nei due generi, è quindi importante aumentare la consapevolezza dei professionisti e lavorare per condividere e programmare strategie di educazione, formazione e presa in carico che ne tengano conto.
Partendo dalla ricerca, il solo ambito che può capire l’origine di tali diversità e i metodi migliori per rispondervi.
Ecco, allora, che la dottoressa Rita Banzi, farmacologa clinica, responsabile del Centro di politiche regolatorie del farmaco presso l’Istituto Mario Negri di Milano, ha portato delle proposte per rendere le sperimentazioni e le applicazioni cliniche più eque e rispettose del genere dei pazienti.

Il presidente AIFI, Simone Cecchetto, ha confermato che l’incontro ha permesso di aprire «nuovi orizzonti di sviluppo sul fronte della ricerca clinica e su nuove strategie per una sempre maggiore personalizzazione dei percorsi fisioterapici». Non è solo la presa in carico del paziente, però, a dover essere rispettosa dei generi.

Lo è anche il settore tutto della riabilitazione, incluso quello della progettazione di nuovi dispositivi. A tal proposito, l’intervento della dottoressa Manuela Appendino, ingegnera biomedica e ambassador di Stem Lab Scoprire Trasmettere Emozionare Motivare si è concentrato proprio sulle differenze di genere nel campo della progettazione tecnologica, un campo innovativo e promettente che troverà, probabilmente, sempre più spazio negli anni a venire. È importante che anche le donne abbiano accesso a questo settore lavorativo. Non a caso, Appendino è fondatrice e team leader del primo network europeo dedicato alle donne ingegnere biomediche, chiamato WeWomEngineer.

L’incontro, al quale hanno partecipato molti professionisti, è stato occasione per ufficilizzare, con la consegna di una pergamena, la vittoria del bando Women in Physiotherapy Science da parte della dottoressa Martina Putzolu che lavora presso l’U.O. Neurologia dell’Irccs Ospedale Policlinico San Martino di Genova nell’ambito del progetto dal titolo Fresco Parkinson Institute Italy Network.

Per l’originalità della sua proposta, la dottoressa Putzolu si è aggiudicata un finanziamento di 10.000 euro, da utilizzare per la realizzazione del progetto stesso. Le altre candidate al bando hanno ricevuto, invece, un libro sulla medicina di genere, quale augurio per una promettente carriera. La scienza della fisioterapia è relativamente recente, per questo è importante guardare alle esperienze già realizzate, per farle proprie e progredire rapidamente.

A tal fine, la professoressa Rossella Tomaiuolo, professore associato presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e direttore della Scuola di Specializzazione in Patologia Clinica e Biochimica Clinica, si è focalizzata proprio sulla medicina di genere nell’ambito della fisioterapia, portando anche la propria esperienza.

Aggiunge la dottoressa Silvia Eleonora Gianola, membro del consiglio direttivo nazionale di AIFI: «questa giornata è stata voluta fortemente dal team di ricerca di AIFI per valorizzare l’iniziativa Women in Physiotherapy Science, bando svoltosi in occasione della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, che ricorre l’11 febbraio, che ha finanziato un progetto di ricerca sulla parità di genere in fisioterapia. AIFI ha inoltre fortemente voluto questo evento per rapportare la scienza della fisioterapia nel mondo della medicina con un approccio multidisciplinare e multiprofessionale».

L’Associazione crede fortemente che «uno dei compiti delle società scientifiche sia quello di promuovere e sostenere l’equità di genere nel mondo della ricerca», ha concluso il presidente AIFI. La speranza è che in molti si uniscano a questo pensiero.